Chiese cattoliche

                   

Questo è l’elenco di quelle poche che conosco e che penso possano valere anche una visita, a prescindere dai riti religiosi.

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The London Oratory                                                                               

Si trova proprio accanto al V&A, ed è un magnifico esempio di stile rinascimentale/barocco.
E’ conosciuto molto di più con il nome di Brompton Oratory e non si può dire che sia esattamente un oratorio, troppo maestoso e ricco.
All’interno ci sono molte decorazioni interessanti, meritevoli di stare in un Duomo; prendo ad esempio le dodici statue degli apostoli e le colonne doriche che contornano la navata.
Il suo nome per intero infatti è Church of the Immaculate Heart of Mary.
La comunità cristiana a Londra può seguire ogni domenica una messa solenne in latino. Il suo, con un altro paio, è uno dei più famosi e quotati cori professionali, con concerti trasmessi anche dalla BBC.
Molto caratteristico anche il suo cortile posteriore in cui vi consiglio di addentravi.

Westminster Cathedral

Sede della Chiesa Cattolica Romana.
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Ha avuto l’onore di ricevere la visita del Papa, esattamente nel 2010.

Fu costruita tra il 1893 e il 1903 in stile bizantino, sul modello della basilica di Santa Sofia a Istanbul.
L’interno è caratterizzato da un’ampia navata centrale che è per ampiezza la più grande dell’Inghilterra. E’ allocata tra la sua omonima Abbey e la stazione Victoria.

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La sua torre campanaria si può scalare, con un comodo ascensore; una volta in cima si gode di una buona vista sulla zona.
Anche qui la messa solenne della domenica è in latino.

St Peter Italian Church

Questa chiesa è la Parrocchia della comunità Italiana a Londra. La chiesa cattolica italiana per eccellenza, quella che ogni Italiano a Londra conosce. Forse vuoi perchè è situata in quello che era il quartiere italiano:  la Little Italy inglese a Clerkenwell.

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La sua facciata ricorda il portale principale di una qualsiasi chiesa di paese, ma per accorgertene devi guardare molto attentamente perchè è difficile distinguerla, inglobata totalmente nella schiera di palazzi comuni che si affacciano sulla strada.
L’occhi cade sulla vistosa bandiera italiana posta su quello che sembra un vecchio negozio, ma in verità si tratta del Circolo Italiano che porta il nome del suo fondatore Vincenzo Pallotti.
Suggestiva e ancora molto sentita la processione che si tiene a luglio in commemorazione della Madonna del Carmine.
Questo articolo l’ho trovato molto interessante, racconta molto bene le vicissitudini in cui è stata creata.

 

La chiesa è in Warwick Street, stretta via dietro a Piccadilly. Sorge sul sito di un’antica chiesa cattolica ed è stata aggregazione cattolica di portoghesi e tedeschi sin dall’VIII secolo.Oggi è il punto di ritrovo eucaristico di tutto lo stravagante, trasgressivo e pittoresco mondo, comunque cristiano, di Soho.

St George Cathedral 

La troviamo non molto lontano dall’Imperial War Museum di Londra.

Divenne la prima chiesa cattolica di Londra dopo la riforma, nel 1852.
Era un bel gioiellino, una vera e propria cattedrale capiente, utile a raccogliere quello che ormai era un vero popolo di cristiani residenti, oltre la riva sud del Tamigi.

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Le bombe tedesche la rasero al suolo e quella che possiamo vedere noi oggi è il risultato di una non troppo riuscita ricostruzione del 1958.
Ha una nutrita confraternita di latini, infatti si celebra una messa domenicale in lingua spagnola alle 13.00.
Questa parrocchia ha potuto godere della visita di Giovanni Paolo II nel lontano 1982. Anche il suo coro vanta concerti trasmessi dalla rete nazionale e ha una bella attività che va oltre la Messa Solenne domenicale, grazie al coro delle Girl, di recente costituzione, ma già molto quotato.

The Holy Ghost and Stephen

Si trova a Shepherd’s Bush ed è di recente costruzione: stile gotico del 1904. Ha una facciata triplice, in mattoni rossi e pietra di Portland, molto graziosa ed è situata in una graziosa via.
L’ho voluta citare solo perché ne conservo un caro ricordo della mia memoria.

 

 

 

 

 

 

 

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Gesù a Trafalgar Square

 

Il Venerdì Santo di Londra

A Londra la Pasqua, intesa come festività lavorativa e scolastica, inizia già dal Venerdì.
E’ considerato infatti, come primo Bank Holiday dell’anno.
In questo giorno i negozi, i locali e le attrazioni, funzionano come sempre per il turismo, e Trafalgar Square si trasforma in un enorme teatro a cielo aperto per mettere in scena una realistica e drammatica Passione di Cristo

Un recital dal vivo in quello che è considerato il cuore di Londra: Trafalgar Square.
Due spettacoli, veramente coinvolgenti, saranno rappresentati uno a mezzogiorno e uno alle 15,30 circa.

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Tutti a tavola … oggi si mangia?

Hot Cross Buns

Dolci panini da mangiare caldi, possibilmente spalmati di burro e marmellata, a merenda come a colazione, per ritemprarsi dai sacrifici della quaresima.
Si tratta di un panino caldo fatto con: farina, spezie e uvetta, anche qualche candito se gradito.

La croce incisa nella pasta, o riprodotta con della glassa di zucchero, simboleggia la crocifissione. Ma c’è chi riporta questo dolce ai tempi ancora più antichi, quando i sassoni, popolo pagano, dedicavano questo cibo alla dea Eoste,  dea della primavera, da cui si dice derivi Easter …..

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St Pancras Station… il Punto d’Incontro

The Meeting Place

La stazione di St Pancras è una struttura magnifica in tutta la sua interezza.

Un enorme palazzo in mattoncini di terracotta costruito in stile neogotico, con tante guglie che spiccano dall’imponente tetto e con la sua bella torre dell’orologio.
Ispira maestosità, potenza e grandezza proprio come vuole il suo nome che deriva dalle parole greche «Pan» (tutto) e «Kratos» (potenza)

Il recente restauro, l’annessione di un Hotel a 5 stelle e il collegamento diretto con Parigi, fanno di questo terminal uno dei più importanti e moderni del paese se non d’Europa.

Spesso si trasforma anche in una galleria d’arte e ospita installazioni rimarchevoli come questa ‘Nuvole’ che ho potuto ammirare nel 2013

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Ci prendiamo un caffè …..

 

THE REGENCY CAFE

A due passi dalle Parliament Houses e dalla Tate Britain …..

 

Un po di tempo fa stavo leggendo con frivolezza un articolo del Telegraph su quelli che sono considerati i migliori ristoranti di Londra, quando l’occhio mi cadde sulla foto della 5° posizione.
Tendine a quadretti rossi e/o verdi non sono davvero appropriate per quelli che si immaginano essere locali eleganti e un poco, quando non troppo, expensive per i comuni mortali.
Questi sono due dei vari stereotipi che solitamente ci condizionano quando leggiamo queste classifiche. Figuriamoci poi leggere che il Regency detiene un doppio, mirabolante 5° posto. Infatti lo trovo così piazzato anche nella classifica dei ristoranti più a buon mercato della città; e di quest’ultimo ne parla, scusate se è poco, il Wall Street Journal!….

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Ci prendiamo un caffè ……

THE LISBOA PATISSERIE


La pasticceria in questione mi è stata decantata come un paradiso per i golosi in generale e, sopratutto, per gli amanti dei prodotti culinari Portoghesi
La Lisboa Patisserie non è solo pasticceria artigianale tipica, ma vanta anche uno spaccio gastronomico di fronte dove si vendono
prodotti portoghesi DOC.

P.S.
Per chiunque abbia visto ‘Love Actually’: quella accanto allo spaccio è la porta dell’appartamento di Tony alla quale Colin Frissel bussa per chiedere ospitalità nell’ultima sua notte Londinese, prima di recarsi in America.

E’ decisamente l’angolo nascosto di uno dei quartieri più famosi di Londra: Notting Hill.

Sapete quella cosa … Quel detto, quello che dice di come le cose belle la vita rende difficili da raggiungere…
E’ un po troppo poetico, lo ammetto, ma in questo frangente ci può stare.
Perché?
Perché nonostante sia adiacente alla strada più famosa di Londra: Portobello Road, bisogna camminare un po, fino a raggiungere la sua parte più a nord. Bisogna andare oltre il cavalcavia, e lì è dove difficilmente il turista arriva …

Non c’è da stupirsi che siano ancora poche le persone a superare il cavalcavia della Westway; in pratica nessuna guida segnala alcunché di interessante, inoltre io per prima avevo delle remore, dei pregiudizi.
Manco da diversi anni di andarci e sapevo che non vi tirava un’aria molto salubre fino a pochi decenni fa, senza contare che l’unica esperienza negativa che Londra mi ha dato in tanti anni, me la fece vivere proprio in questo distretto.
Ricordo che, negli anni 80, persino Portobello Rd suggerivano di visitarla solo il giorno di mercato e la zona a nord della Westbourne Grove era un postaccio pericoloso, plumbeo. Un agglomerato di case scrostate e maltenute, appollaiato intorno al canale, all’ombra di uno degli esempi di Brutalismo popolare, forse il più ”in-famoso” di Londra.

Ma la terribile Trellick Tower, emblema di rivolte sociali e anche solo di mal costume, oggi non fa più paura, anzi, stagliata nel panorama in fondo alla via è anche ‘bella’ a vedersi, trasformata in alloggi quasi tutti privati.

Non molto tempo fa trovai un articolo che parlava di uno di questi appartamenti all’ultimo piano, da dove si vede sia sorgere che tramontare il sole per capirci, in vendita per quasi 400.000 sterline …

Una delle cose che mi piacerebbe fare è proprio quella di prendere l’ascensore e salire fino in cima, per godermi il panorama, ma ci sono dei portieri che non lasciano passare neppure una mosca ^_^

Anche il mercato, una volta superato il cavalcavia, perdeva di attrattiva; si riduceva a banchi di frutta e verdura, qualche cianfrusaglia per la casa e articoli di seconda se non di 4° mano.
Oggi invece è più organizzato, predilige sempre gli articoli alimentari ma biologici e di qualità, senza contare che ci si può trovare peculiarità anche artistiche, in mostra temporanea.

 

Ma tutto il quartiere è bellissimo!
Quello che oggi puoi vedere, passeggiando tra le sue vie, è un percorso contornato da belle abitazioni ordinate.
Le classiche case a schiera, quelle che fanno tanto ‘village’ …

Ce ne sono di colorate e alcune sono palesemente lussuose.


 

Comunque, tornando a parlare del fattore distanza, la realtà non è poi così terribile; si potrebbe più giustamente definire ”leggermente fuori mano”.
Pensare a metterla in lista per una visita, nelle cose da fare, può essere una scusa validissima proprio per scoprire una zona davvero poco turistica, ma non per questo meno interessante.

La mia personale marcia verso il’ paradiso dei golosi’ di Notting Hill incomincia davanti alla stazione di Paddington con l’autobus n.23
Lo stesso che, volendo, parte dalla stazione di Liverpool Street.
La fermata dove scendere è a 3 stop dal capolinea e a pochi passi dalla stessa pasticceria.

E’ stato divertente zigzagare tra le stradine di Notting Hill guardando fuori dal finestrino rigato di pioggia.

Prendere il bus e fare un’escursione a tema (gastronomico, culturale, etc..) nei giorni di pioggia è un modo gradevolissimo per andare alla scoperta della Città

Ho scelto la fermata in Ladbroke Grove per poter camminare un pò nel quartiere, ma la fermata è proprio di fronte alla Golborne Rd e arrivare alla pasticceria è roba di poche centinaia di piacevolissimi metri … in più la pioggia aveva smesso di cadere ^_^

In quella mattina di un mercoledì qualunque, la zona era molto tranquilla, nel pezzo di Portobello Road che ho attraversato non ho visto traccia di nessun banco.
Il tendone rosso della pasticceria si vede subito e di fronte c’è il negozio alimentare, con gli stessi colori.

Il locale è piccolo ma anche in un giorno di Maggio uggioso come questo, si poteva usufruire dello spazio fuori. Erano disponibili tavoli e sedie sotto la tenda, e si potevano usare quelli abbarbicati alla vetrina, riparati dalla pioggia e anche un poco dal vento.

Già sedute ci sono delle persone che chiacchierano tra loro, interrompendosi spesso per salutare i passanti, si capisce subito che sono del luogo.
Sono stati gentilissimi ad alzarsi per permettermi di raggiungere un angolino riparato; così mi ascolto le ultime su Jason, che ha comprato la moto nuova, mentre mi riempio la bocca con la mia pasta alla crema.

Dentro è arredato solo con 4, forse 5, tavoli di cui non ho un gran ricordo perché erano gremiti di persone intente a sbafarsi brioche e caffè, conversando tra loro. Sembravano abituate a dividersi qualche centimetro quadrato del tavolino e anche della sedia.

Meno male  che era una zona tranquilla? Possibile che le persone fossero tutte qui!
In quella mezz’oretta in cui sono stata seduta fuori c’è stato un viavai degno della più caotica delle High Street. Può darsi che sia più facile trovare un po di calma nelle ore pomeridiane!
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Il bancone è invece molto grande, un prolungamento dell’ampia vetrina che mostra moltissimi vassoi traboccanti di dolci, molti dei quali tipici di un Portogallo che qui sembra non molto lontano, tutto rigorosamente artigianale e prodotto nel laboratorio adiacente.
Nella parte superiore ci sono i prodotti salati, come i cornetti farciti di prosciutto e formaggio. Sotto un vero trionfo di brioches, paste secche o di pan di spagna, sfogliatelle, tortine, decisamente la crema all’uovo la fa da padrone.

C’era molta gente che faceva colazione anche al banco, le commesse parlavano con confidenza ai clienti, un’ennesima conferma che questo è un posto frequentato da gente che qui abita o ci lavora….. per un momento mi ha piacevolmente ricordato il bar sotto casa.


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Potevo lanciarmi ad assaggiare qualche dolcezza a me sconosciuta, come la famosa Pastel de Nata. 
A detta del web qui si trova la riproduzione più autentica di quella che si mangia in Portogallo, se non più buona.
Ne parla anche la popolare rivista Time Out, raccontando che la produzione giornaliera di queste delizie sparisce quasi sempre entro le 2 del pomeriggio …. tenetene conto!

Io sono stata davvero contenta di aver rinunciato a fare colazione per aspettare di arrivare fino a qui.
Un posto ‘alla buona’, semplice, con prodotti che prediligono la qualità all’apparenza e per ultimo, ma non perché meno importante, è davvero, credetemi, davvero economico.
Sopratutto se si pensa di essere a pochi passi da Portobello Road.

Finito il mio caffè e raschiato il piatto dove c’era la torta mi era venuta la tentazione di fare il bis, ma poi ho dato un’occhiata alla gente che era in coda. E inoltre se mi alzavo chissà se avrei ritrovato posto!
Ho preferito allontanarmi proseguendo fino al ponte che attraversa il canale.
Per il mio gaudio c’è un piccolo parco, grazioso, con una piccola pista per lo skate.

 

 

Il parco è a bordo acqua, c’è un sentiero piuttosto largo e da qui si può arrivare fino alla Little Venice di Paddington con una piacevole passeggiata di circa 20 minuti
Un bel percorso poco turistico.

Opto però per la metropolitana.
Adesso che mi sono rifocillata non vedo l’ora di rimettermi in movimento e di andare alla scoperta di altre cose che questa meravigliosa città nasconde.
Cara tube, dove mi porterai ora?

 

Riassumendo:

La Lisboa Patisserie si trova al 57 di Golborne Road.
E’ aperta anche la domenica, dalle 7 del mattino fino alle 7 di sera.
La stazione metro più vicina è la Westbourne Park, ci passano la Hammersmith&City Line e la Circle Line.
Ci sono anche molte linee di bus.

Oltre al 23, di cui ho già parlato, c’è il 52 che parte da Victoria e il 70 che parte da South Kensington che lasciano alla stessa fermata a cui sono scesa io.
Invece, se passate il ponte, al di là del canale c’è la fermata del 31 che collega con Camden.

 

Angoli nascosti di Londra: Il Villaggio Perduto

Trinity Buoy Wharf 

 
 
Mi intrigava questo angoletto sperduto nell’Est, lungo la costa a nord del Tamigi. 
Avevo visto delle foto bellissime fatte da dei naviganti che risalivano il Bow Creek, che altro non è che il Lea River prima di buttarsi dentro il Grande Fiume; infatti la zona è conosciuta anche come Leemouth.
 
E’ davvero un angolo dimenticato delle Docklands ma carico di carattere e di storia. Si racconta che, per colpa della sua configurazione geografica, inasprita ancor di più dalla costruzione del bacino della East India Company, fosse una zona di Londra difficile da collegare se non a piedi. 
Inoltre era una zona facilmente allagabile, per cui la piccola comunità che lo abitava si dovette attivare parecchio per rendersi indipendente il più possibile, riuscendo nell’intento.

Ma per quanto divenne uno dei più grandi Cantieri Navali della città (sapete che fu la sua comunità a dare vita alla squadra di calcio che oggi chiamiamo West Ham United?) ancora nel 1930 era conosciuto come: Il Villaggio Perduto di Londra.

Questa ultima data segna anche il momento storico in cui finì ‘l’epoca del ferro’ (era un posto dove se ne stivava e lavorava quantità enormi ed è ancora oggi un elemento importante, trasformato in arte… Vedremo più avanti) e la Trinity House (una sorta di associazione vitale, che opera per il soccorso e il lavoro in mare) dopo tanti anni di residenza traslocò.
Questo portò al declino lavorativo del Dock e di conseguenza rese difficile anche alla popolazione di questo lembo di terra, abbandonato sul Tamigi, di rimanere.
Negli ultimi decenni il recupero delle Docklands è arrivato fino a qui. Si è raso al suolo quasi tutto, almeno in termini di costruzioni residenziali, per far posto a industrie e raffinerie … Il panorama la dice lunga! 
 
 
Pensare che prima dell’arrivo della East India Company questo era un grande frutteto.
Ma a ricordo di quei tempi rimane solo il nome di una strada: Orchard Place
 
 
quella che porta dritta al molo in questione.
 
Decisi che era il posto giusto dove volevo andare a ficcare il naso … 
E’ o non è una zona in piena espansione e zeppa di progetti residenziali e di  riqualificazione?
Avevo la sensazione di entrare in un grande mercatino dell’ usato, sicura di trovare nel mucchio il pezzo autentico.
E ho avuto ragione.
Il mezzo più comodo e veloce per arrivare è sicuramente la DLR.
Salita in carrozza di testa, per godermi il panorama sulle rotaie, sono arrivata a East India (ancora in zona 2) senza avere la più pallida idea di cosa mi aspettava.
Per fortuna, appena fuori dalla stazione, ho trovato le indicazioni per il Thames Path, decisamente il tragitto a me preferito, che non mi delude mai. Neanche stavolta. Infatti mi ha fatto scoprire una bella terrazza con vista in direttissima sul ‘Dome’ o meglio conosciuto come O2 Arena.
Da qui sembra davvero vicino, si riescono a distinguere le persone intente a dare la scalata al tendone. E’ la nuova attrazione turistica.
La scalata della cima del Dome: meta panoramica.
Un bel monumento in mezzo alla via mi dice che mi trovo in Virginia Quay, così nominata in ricordo, più di 400 ani fa, della partenza dei coloni verso quello che poi diventerà lo Stato della Virginia
Subito dopo la terrazza si trovano i cancelli di un  piccolo parco.

Quelle che erano le East India Docks sono oggi il rifugio di una grande varietà di uccelli. Il luogo è anche molto didattico perchè fornisce un’ampia spiegazione sul tipo di volatili che si possono trovare in questo piccolo giardino paludoso. Ci sono molti pannelli corredati di disegni e foto lungo i margini del bacino, attrezzato anche per il birdwatching.

 E’ un mix di acque dolci e salate che creano un habitat di particolare richiamo per certe specie e quello che può sembrare un terreno melmoso a fior d’acqua, in estate regala delle fioriture davvero suggestive.
Fa parte di questo piccolo parco anche un altro tratto più a nord. Una lingua di terra e acquitrini che corre accanto alle rotaie della DLR tra le due fermate di Est India e Canning Town (già zona 3).
Si tratta del Bow Creek & East India Dock Basin
Ma non ci si arriva direttamente da qui, bisogna uscire, attraversare la rotonda e cercare l’entrata al di là della strada. Dal treno ho potuto constatare che non è completamente transitabile, almeno per ora.
Ma torniamo al nostro percorso.

Avevo letto che questa penisola era stata ‘sacrificata’ all’arte, e che era divenuta sede di laboratori e nuovi centri espositivi.

Che è vero te ne accorgi già vedendo il cancello di uscita dal parco, una scultura in ferro scolpito e saldato insieme

 

Per lo più sempre in ferro, sono le opere d’arte che si trovano negli spazi esterni, sono esposte tra le varie costruzioni, creando un vero e proprio ‘Parco Sculture
Come centro per le arti e attività culturali The Trinity Buoy Wharf attira artisti e imprese creative che vanno dalle belle arti alla fotografia, tra cui l’Opera Nazionale Inglese e il Festival Internazionale di Teatro di Londra.
Anche la University of East London ha aperto due studi di danza e uno studio, Il Fine Art, al molo.
E’ sede anche di un ‘esperimento’ abitativo fatto di                      case container … Riuscito direi!
Ci abitano e c’è anche un portiere all’entrata!

Contengono anche degli uffici di varie nature e interessi.
Il Thames Clipper per esempio, il veloce River Bus di Londra, ha la sua sede amministrativa proprio in questo molo

La cosa più importante però arriva dalla storia, la storia della marina.
Qui nasce un’associazione di vitale importanza per la vita di mare: la Trinity House fondata sotto il regno di Enrico VIII, che ufficializò così un lavoro antichissimo, esistente fin da quando l’uomo scoprì come solcare il mare.

Questa lingua di terra è stata la sede del The Corporation of Trinity House per oltre un secolo, ha impiegato moltissime persone creando posti di lavoro per la comunità (la stessa di cui parlavamo prima)
Grazie anche al cantiere navale aveva tra le sue fila la più alta presenza d’ingegneri, metallurgici, fabbri, falegnami e operai specializzati di tutta Londra.
Una grande energia usata per lo studio su come preservare gli scafi delle navi, sulla costruzione delle boe e il loro impiego.
Ha sperimentato a lungo e con successo l’uso dei fari dedicandosi anche alla progettazione e all’installazione.
Diede vita a una vera flotta di Navi Faro. Le navi faro sono importantissime tutt’oggi, vengono utilizzate per le operazioni di manutenzione di segnali marittimi, ma anche per una vasta gamma d’impieghi tecnici che la Corporazione svolge per conto di terzi.
Un’esemplare d’epoca è ancorato al molo, trasformato in uno studio fotografico.

Ma sono ricoverate qui altre navi che fanno parte della storia del fiume. Ci sono velieri e vetusti rimorchiatori, che vengono rispolverate nelle occasioni importanti come il Thames Festival  o le varie gare che si svolgono sul fiume.

Nel corso dell’anno ci sono parecchie di queste sfide alle maree e alle correnti del fiume.
Da poco residente in Trinity Buoy la sede di Barge Driving. Un’associazione sportiva di veri e propri barcaioli che si allenano e partecipano alle manifestazioni, tenendo in vita la tradizione secolare del solo uso dei remi.
Qui si trova l’unico faro di Londra costruito nel 1864.
In origine erano due, ma uno è andato demolito per far spazio alle crescenti attività, d’altronde l’uso dei fari stava cambiando radicalmente.

Arrivando qui mi immaginavo una slanciata costruzione innalzata sulla baia, in pieno dominio sul fiume, invece ho trovato una tozza e anche bassa costruzione. Scoprii così che la funzione primaria del Trinity Buoy Lighthouse, conosciuto anche come Bow Creek Lighthouse, non è mai stata quella che invece rivestono altri suoi simili lungo le coste del mondo, ma bensì il suo uso era più per scopi didattici. In pratica serviva per istruire i guardiani e per fare esperimenti, nell’intento di migliorare le funzionalità dei veri fari.

E’ possibile visitarne l’interno ma solo in determinati orari e solamente per permettere di vedere e sentire l’installazione musicale chiamata Longpayer.

Non sono molto ferrata in queste cose, ma pare che sia una sinfonia di campane tibetane (strumenti predisposti ad un suono lungo e sensibile con molteplici variazioni) e che sia predisposta meccanicamente a suonare ininterrottamente per 1.000 anni.
Ha infatti iniziato il suo concerto proprio qui, il 31 Dicembre del 1999 e terminerà alla stessa data del 2999 … Fa impressione solo a leggerla, la data!

Il faro è parte integrante di un edificio altrettanto vecchio che forma un magazzino open space molto ampio.
Il suo tetto è stato rinforzato perché potesse reggere attrezzature complesse e pesanti durante gli studi di uno dei più importanti consulenti scientifici che lavorò qui: Michael Faraday
Furono aggiunte delle travi per sorreggere il grande tetto, travi che gli conferiscono un’aria solenne, da cattedrale.
Per questo è molto gettonato come location per cerimonie, mostre o eventi.

Lo chiamano Chainstore visto che qui venivano stivate le boe, le ancore e le loro catene.
Michael Faraday ha speso enormi quantità di tempo in questa sede. Il suo laboratorio si trova ancora al Trinity Buoy Wharf, in un capanno di legno sotto al faro, si chiama: The Faraday Effect e pare sia uno dei più piccoli musei di Londra.
Proprio all’entrata del Wharf c’è anche una scuola che lo ricorda portando il suo nome. Mentre passeggio riesco a sentire gli schiamazzi dei bambini che si godono la ricreazione nella terrazza in alto.

Sempre accanto al faro, ma dall’altro lato, si trova un’altra costruzione datata, il vecchio magazzino dell’olio.
Si chiama Electric House ed è anch’esso, oggi, disponibile per eventi.

Potrete leggere la storia e l’evoluzione di tutto quanto detto, e molto di più, nei numerosi pannelli che sono posizionati lungo Orchard Place, prima di entrare nel molo, e in quelli che sono esposti nei vari angoli.
Sono molto dettagliati con illustrazioni davvero belle ed esplicative.

Difficilmente in un luogo d’interesse storico e culturale si trovano così tante, chiare ed esaurienti informazioni esposte.

Il sito ospita altre curiosità come l’orologio che misura la marea in base alle fasi lunari …
Alunatime è un marchingegno fascinoso ma io non ho assolutamente capito come funziona.

Vicino c’è un’altra installazione, la Time and Tide Bell, che però non ho potuto ne vedere, ne sentire, in quanto sotto restauri.
Si tratta di una campana che annuncia la marea suonando dolci note con l’affluire delle onde … Anche io mi sono dovuta accontentare d’internet per ascoltarla.
In compenso mi sono goduta una bellissima vista sulla nuova linea di collegamento, la Cable Car
Se poi vi viene fame potete contare su un ristorante davvero unico, tutto in stile americano.
Fat Boy’s Dinner ricorda vagamente quelle enormi tavole calde che si vedono nei film americani, quelle che sono sempre posizionate lungo grandi strade con un grande parcheggio. In effetti è un container di discrete dimensioni, unico in città, con l’arredo molto particolare.
Nel menù ci trovate tutte quelle cose che fanno tanto male al fegato ma che regalano attimi di vera delizia al palato, inoltre ho notato che i prezzi non sono male.
Onestamente ho provato solo un milk-shake, cremosissimo! Per un attimo mi sono tuffata nell’atmosfera del film ‘Sliding Doors‘. Ricordate la scena dove si incontrano per un milk-shake? venne girata proprio qui…wow!!
Nel caso decideste di venire da queste parti, visto che è un posto dove non si passa per caso ma si ci viene appositamente, consiglio di verificare l’apertura ed eventuali eventi e variazioni.
Ci sono dei cancelli che lo rendono impraticabile fuori  dagli orari segnalati … Sarebbe un peccato trovarli chiusi!
Trinity Buoy Wharf 

Ci prendiamo un caffè? …… Cafè Pellicci però!!!!

 

La Belle Epoque di gusto Italiano si trova tra i Cockney

Se vi chiedete quali sono i locali più tipici di Londra allora dovete per forza andare a cercare i Cafe.

Non sono Bar.
Anche se volendo puoi entrare e consumare solo un caffè, o una bibita, o magari prenderti una ciambella mentre leggi il giornale e fai due chiacchiere con il tuo vicino di casa.
Si assomigliano, ma non sono neppure quelle che noi chiamiamo tavola calda o trattoria.
Certo è che non si possono paragonare, al limite possiamo dire che sono un mix delle due cose.

Il Cafe, quello con solo una effe, o il Caff, chiamato confidenzialmente dai frequentatori, è un posto tradizionalmente Inglese, inimitabile.

Quelli VERI, ancora originali, conservano l’impronta, il “carattere” prevalente della via dove risiedono.
Gli viene facile!
Perché stavano già lì, da molti anni prima di quanti possa averne una nonna; per molti dei lettori anche molti di più di una bisnonna. Di sicuro hanno visto la 1° Guerra. Sono locali di rione, frequentati da tutta la famiglia e dove tutte le famiglie intrecciano le proprie vite. Sono quei posti che trasformano un pezzo di Londra in un Paese di provincia.
Un posto così fa sentire parte della comunità anche il passante capitato lì per caso, giusto per il lasso di tempo che serve a una sosta.
Generalmente si affacciano sulle vie principali o di mercato, dove c’è rumore e folla; hanno una finestra-vetrina un po logora, che prende tutta la facciata. Sono quelle ancora con la boiserie, magari colorata e scrostata, e c’è la tenda dove, nella bella stagione, ci puoi trovare un paio di tavolini riparati.
Uno di questi si chiama E Pellicci

Lo troviamo al 332 di Bethnal Green Rd, in un East End ancora oggi molto bistrattato.
Pensate che negli anni in cui lo scoprii (79/80), gli stessi amici, residenti a Londra da anni, mi indicarono l’East End proprio come zona off limit.
Mi fu sconsigliato di oltrepassare quell’invisibile confine che partiva dalla Torre di Londra e seguiva un po il perimetro delle vecchie mura Romane.
Era come un’immaginaria recinzione da non varcare, ”il recinto degli uomini neri”. E lo stesso consiglio valeva per le zone a sud del Tamigi, tranne quelle raggiunte dalla District Line.
Ma l’East End non era altro che una zona periferica in cui operavano parecchie fabbriche, colpevoli di rendere l’area e l’aria inospitale e deprimente. Per questo non attirava residenti facoltosi, tanto meno le imprese, quelle grandi, internazionali. Quelle che potevano portare tanto lavoro ma che avevano bisogno di uffici o vetrine di rappresentanza, belle facciate per farsi conoscere al meglio e per attirare i clienti.
Inoltre c’era il Porto, e chiunque abiti o ha vissuto in una città di mare sa cosa comporta.
Ma il grosso del East End era, ed è ancora, composto da gente onesta. Lavoratori il cui unico difetto è quello di essere dei sottopagati in una città esosa da sempre.

Ma torniamo al mio Cafe … Il Cafe Pellicci.
L’ho ritrovato intatto … e son passati decenni. Il piccolo edificio di soli due piani, che pare schiacciato tra gli altri edifici di poco più alti, esiste ancora. Immortale. Come la maggior parte delle case che si affacciano su Bethnal Green Rd e la cosa mi piace.
Ancor oggi la sua insegna colorata al neon sporge dal muro, sopra alla facciata/vetrina in Art Déco, una Vitrolite color primula … Unica! Perché è un materiale d’epoca che non credo si faccia più.

La famiglia Pellicci è di origini toscane e ha comprato questo negozio e l’appartamento di sopra proprio agli inizi del 900.
Nel 1946 la signora Elide decise di rinnovare l’arredamento e per farlo chiamò uno dei carpentieri più bravi della zona, uno dei tanti suoi clienti: Achille Capocci.
Nessuno dei due poteva immaginare che quel lavoro di restauro avrebbe portato il locale nella storia di Londra … Oltre alle sue patatine fritte naturalmente ^_^
Capocci ideò la facciata con questo materiale sintetico e anche gli interni che, se pur dello stesso colore e stile, furono fatti in legno, con intarsi bellissimi e inserimenti di specchi colorati.
Nel centro di un bancone c’è ancora l’incisione con le iniziali della padrona di casa.
Divenne un vero gioiellino e i lavori effettuati furono menzionati come esempio di artigianato britannico del dopoguerra, in una mostra a tema al V&A Museum.
Così:
– A parte la popolarità acquisita da subito tra i residenti e che ancora oggi ben resiste. Ovvero quella di un cafe che portò nel cuore di questa comunità povera l’Italia. L’Italia ma quella bella! Fatta di sapori succulenti, buone abitudini, educazione e tanta, tanta cordialità.
– A parte la popolarità, non richiesta, dovuta a clienti abituali divenuti tristemente famosi, come furono i fratelli Kray (se pur il signor Nevio -figlio della signora Elide- racconta come fossero due bambini molto beneducati. E li conosceva bene, perché abitavano due strade dietro al negozio).
Ma anche a quella dovuta a tutti gli altri frequentatori assidui, molto più per bene (Robbie Williams, un esempio) che sono conservati in un album fotografico e appesi alle pareti.
– A parte il cibo, rigorosamente cucinato in loco dalle sapienti mani della signora Elide prima e dalla signora Maria poi, che viene servito con abbondanti porzioni sin dalle 07 del mattino ad arrivare alle 16 del pomeriggio di tutti i giorni feriali (sappiate che la signora Maria ha vinto, con le sue chips giganti, rigorosamente pelate e tagliate a mano, l’onorificenza delle migliori di tutta Londra).
– A parte che il locale si tramanda di generazione in generazione, e questo permette di mantenere vive non solo le tradizioni famigliari dei Pellicci, ma anche ben solide le basi della vecchia cucina tradizionale Italiana d’esportazione (ecco il perchè ‘lasagna’ e ‘spaghetti bolones’ sono ormai cittadini ad honorem nei paesi anglosassoni).

A parte tutto questo … e scusate se è poco, furono proprio questi interni originali, che fecero ottenere al Cafe Pellicci, nel 2005,  lo status di edificio storico.
Precisamente un Grade II listing Building, che forse lo salvaguarderà dalla concorrenza agguerrita dei vari Starbucks &C.
E. Pellicci è un vero Cafe d’epoca.
Non perdetevelo se vi trovate da quelle parti, magari in mattinata o dopo le 14, per evitare l’ora di punta.

Martedì Grasso a Londra …

Meglio conosciuto come Pancake’s Day o Shrove Tuesday

E le sue Pancake’s Races

Il culmine del Carnevale, o Martedì Grasso, a Londra si festeggia molto semplicemente mangiando i Pancakes!
I pancakes , si dice, rappresentano pienamente i quattro pilastri del credo Cristiano: la farina a rappresentare il nutrimento, le uova per la creazione, il latte per la purezza e il sale per la salute sia fisica che morale.

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Visitors vs Oyster

Visitors Card o Oyster Card? Quale scegliere

Molte persone che vogliono fare un viaggio in quel di Londra per prima cosa si trovano di fronte a una fitta trama di regole che, purtroppo, disciplinano l’intricato tariffario dei trasporti pubblici londinesi.
Una trama a cui bisogna dedicare molto tempo per capire come funziona; tempo e voglia, che spesso non si hanno.
Proverò a semplificare, senza addentrarmi nei meandri e se qualcuno ha qualche ‘perchè,’ istigato dalla lettura, non si faccia scrupolo a formularlo, in fondo provare a sciogliere i nodi a me piace.

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