Oxford vs Cambridge

La più antica sfida sul Tamigi

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La storica gara di canottaggio tra le Università di Cambridge e Oxford ha il suo svolgimento ogni anno, nel Week-End più vicino alle festività Pasquali, sin dal 1829 ed è nota, molto semplicemente, con il nome di 
The Boat Race

Le due eminenti Università mettono in acqua le loro imbarcazioni e fanno gareggiare i propri studenti in un bel tratto del Tamigi in circa 16 minuti e 19 secondi, secondo il record stabilito dalla Università di Cambridge nel 1998.
Ci sono diverse manche, le più importanti sono quelle delle Blue Boat che comprendono una gara al maschile e una al femminile.
Tutte le imbarcazioni partono in prossimità del Putney Bridge per terminare nei pressi del Chiswick Bridge. L’allineamento di partenza e di arrivo viene virtualmente calcolato sulle Stone University che si trovano a pochi passi dai due ponti.
A oggi, oltre al record, Cambridge ha in attivo il maggior numero di vittorie.

Si può assistere gratuitamente all’evento in quello che è per me il lungofiume più pittoresco della città.
La gara potrebbe valere la scusa per esplorare questo litorale che regala tratti veramente piacevoli per una passeggiata che volendo potrebbe essere circolare partendo da Hammersmith fino ad arrivare al ponte di Kew e ritorno dall’altra sponda. Se volete farla più corta potete arrivare sino al pedonale Barnes Bridge.
La partenza avviene solitamente nel primo pomeriggio.
Il tradizionale lancio della moneta (una sovrana in oro del 1829) è intorno alle 14,45 e decreterà su quale lato del fiume vogherà la squadra sorteggiata.
Si deve aspettare la marea quindi gli orari possono variare, ma già dalle 12 nella zona di Putney e Hammersmith ci sono, allestiti e funzionanti gli stands e gli intrattenimenti per il pubblico.

Solitamente inizia la gara femminile poi quella maschile Le squadre competono in barche, note come le barche blu, da otto remi, ognuna diretta da un cox che siede a poppa

Per poterla vedere ci sono parecchi posti: il parco che affaccia sul fiume a Putney, il Bishop’s Park, davvero molto bello e accogliente, come la riva a sud che ha un bel Embankment; molto capienti entrambi per un buon numero di spettatori.
I Furnivall Gardens sono ad Hammersmith e possono ospitare comodamente molti spettatori in attesa.
In entrambe le location saranno allestiti dei maxi schermi per chi non è riuscito a guadagnare la prima fila sul fiume

Particolarmente carina e molto ben posizionata per assistere alla gara, è la zona intorno all’ Hammersmith Bridge e lungo tutta la Lower e Upper Mall.
Il ponte verde è molto bello e ha delle panchine che potrebbero permettere una riposante attesa delle canoe ma vi si gode anche la vista di un bel tramonto, volendo!
Ci sono due o tre Pub incluso quel gioiellino del Dove che vanta la più piccola sala bar d’Europa ma, in cambio ha ampio spazio all’esterno.
La Chiswick Mall ha molte belle case eleganti, ma con la strada carrabile che le separa dai propri giardini, affacciati sul Tamigi. Questo limita la visuale sulla gara, tranne per un tratto, proprio davanti al Chiswick Eyot, dove c’e un’ampia apertura. Poi la passeggiata riprende proprio sul fiume prima e dopo il Chiswick Pier. Da questo litorale si arriva allo spazio verde dei Duke Meadows
Bella la zona anche intorno alla stazione ferroviaria di Barnes Bridge che si trova al lato sud del fiume.

Qui il fiume è attraversabile grazie al ponte ferroviario che ha anche una passerella pedonale.

Il suo capiente e piacevole riverside si chiama Terrace e ospita una riga di case settecentesche. Mentre poco più avanti, seguendo la Lonsdale Rd, un sentiero entra in una riserva naturale, la Leg O’Mutton Local Nature Reserve, continuando a perseguire questa via  si può tornare ad Hammersmith
Se volete prendervi una pausa dalla gara andate a provare l’Afternoon Tea da Orange Pekoe 
La vera tradizione ad un prezzo molto competitivo…prenotate, mi raccomando!
Questo evento richiama moltissima gente, aspettatevi di sgomitare e arrivate per tempo.

 

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The Dead Man’s Hole

La camera mortuaria del Tower Bridge

A volte si passa davanti alle cose, si notano per un attimo perché d’istinto appaiono curiose, ma per la fretta o la stanchezza tiri dritto senza sapere cosa perdi.
Quante volte sarò passata spedita davanti a quel cartello che indicava un ‘Dead Man’s Hole‘, senza altre spiegazioni se non la via da seguire per raggiungere la Tower Bridge Exhibition.
Avrei dovuto fermarmi a riflettere sapendo che ogni via, angolo, cunicolo, passaggio di Londra ha nel suo nome un riferimento storico e una storia da raccontare …
Una storia …

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Angoli nascosti di Londra: Il Villaggio Perduto

Trinity Buoy Wharf 

 
 
Mi intrigava questo angoletto sperduto nell’Est, lungo la costa a nord del Tamigi. 
Avevo visto delle foto bellissime fatte da dei naviganti che risalivano il Bow Creek, che altro non è che il Lea River prima di buttarsi dentro il Grande Fiume; infatti la zona è conosciuta anche come Leemouth.
 
E’ davvero un angolo dimenticato delle Docklands ma carico di carattere e di storia. Si racconta che, per colpa della sua configurazione geografica, inasprita ancor di più dalla costruzione del bacino della East India Company, fosse una zona di Londra difficile da collegare se non a piedi. 
Inoltre era una zona facilmente allagabile, per cui la piccola comunità che lo abitava si dovette attivare parecchio per rendersi indipendente il più possibile, riuscendo nell’intento.

Ma per quanto divenne uno dei più grandi Cantieri Navali della città (sapete che fu la sua comunità a dare vita alla squadra di calcio che oggi chiamiamo West Ham United?) ancora nel 1930 era conosciuto come: Il Villaggio Perduto di Londra.

Questa ultima data segna anche il momento storico in cui finì ‘l’epoca del ferro’ (era un posto dove se ne stivava e lavorava quantità enormi ed è ancora oggi un elemento importante, trasformato in arte… Vedremo più avanti) e la Trinity House (una sorta di associazione vitale, che opera per il soccorso e il lavoro in mare) dopo tanti anni di residenza traslocò.
Questo portò al declino lavorativo del Dock e di conseguenza rese difficile anche alla popolazione di questo lembo di terra, abbandonato sul Tamigi, di rimanere.
Negli ultimi decenni il recupero delle Docklands è arrivato fino a qui. Si è raso al suolo quasi tutto, almeno in termini di costruzioni residenziali, per far posto a industrie e raffinerie … Il panorama la dice lunga! 
 
 
Pensare che prima dell’arrivo della East India Company questo era un grande frutteto.
Ma a ricordo di quei tempi rimane solo il nome di una strada: Orchard Place
 
 
quella che porta dritta al molo in questione.
 
Decisi che era il posto giusto dove volevo andare a ficcare il naso … 
E’ o non è una zona in piena espansione e zeppa di progetti residenziali e di  riqualificazione?
Avevo la sensazione di entrare in un grande mercatino dell’ usato, sicura di trovare nel mucchio il pezzo autentico.
E ho avuto ragione.
Il mezzo più comodo e veloce per arrivare è sicuramente la DLR.
Salita in carrozza di testa, per godermi il panorama sulle rotaie, sono arrivata a East India (ancora in zona 2) senza avere la più pallida idea di cosa mi aspettava.
Per fortuna, appena fuori dalla stazione, ho trovato le indicazioni per il Thames Path, decisamente il tragitto a me preferito, che non mi delude mai. Neanche stavolta. Infatti mi ha fatto scoprire una bella terrazza con vista in direttissima sul ‘Dome’ o meglio conosciuto come O2 Arena.
Da qui sembra davvero vicino, si riescono a distinguere le persone intente a dare la scalata al tendone. E’ la nuova attrazione turistica.
La scalata della cima del Dome: meta panoramica.
Un bel monumento in mezzo alla via mi dice che mi trovo in Virginia Quay, così nominata in ricordo, più di 400 ani fa, della partenza dei coloni verso quello che poi diventerà lo Stato della Virginia
Subito dopo la terrazza si trovano i cancelli di un  piccolo parco.

Quelle che erano le East India Docks sono oggi il rifugio di una grande varietà di uccelli. Il luogo è anche molto didattico perchè fornisce un’ampia spiegazione sul tipo di volatili che si possono trovare in questo piccolo giardino paludoso. Ci sono molti pannelli corredati di disegni e foto lungo i margini del bacino, attrezzato anche per il birdwatching.

 E’ un mix di acque dolci e salate che creano un habitat di particolare richiamo per certe specie e quello che può sembrare un terreno melmoso a fior d’acqua, in estate regala delle fioriture davvero suggestive.
Fa parte di questo piccolo parco anche un altro tratto più a nord. Una lingua di terra e acquitrini che corre accanto alle rotaie della DLR tra le due fermate di Est India e Canning Town (già zona 3).
Si tratta del Bow Creek & East India Dock Basin
Ma non ci si arriva direttamente da qui, bisogna uscire, attraversare la rotonda e cercare l’entrata al di là della strada. Dal treno ho potuto constatare che non è completamente transitabile, almeno per ora.
Ma torniamo al nostro percorso.

Avevo letto che questa penisola era stata ‘sacrificata’ all’arte, e che era divenuta sede di laboratori e nuovi centri espositivi.

Che è vero te ne accorgi già vedendo il cancello di uscita dal parco, una scultura in ferro scolpito e saldato insieme

 

Per lo più sempre in ferro, sono le opere d’arte che si trovano negli spazi esterni, sono esposte tra le varie costruzioni, creando un vero e proprio ‘Parco Sculture
Come centro per le arti e attività culturali The Trinity Buoy Wharf attira artisti e imprese creative che vanno dalle belle arti alla fotografia, tra cui l’Opera Nazionale Inglese e il Festival Internazionale di Teatro di Londra.
Anche la University of East London ha aperto due studi di danza e uno studio, Il Fine Art, al molo.
E’ sede anche di un ‘esperimento’ abitativo fatto di                      case container … Riuscito direi!
Ci abitano e c’è anche un portiere all’entrata!

Contengono anche degli uffici di varie nature e interessi.
Il Thames Clipper per esempio, il veloce River Bus di Londra, ha la sua sede amministrativa proprio in questo molo

La cosa più importante però arriva dalla storia, la storia della marina.
Qui nasce un’associazione di vitale importanza per la vita di mare: la Trinity House fondata sotto il regno di Enrico VIII, che ufficializò così un lavoro antichissimo, esistente fin da quando l’uomo scoprì come solcare il mare.

Questa lingua di terra è stata la sede del The Corporation of Trinity House per oltre un secolo, ha impiegato moltissime persone creando posti di lavoro per la comunità (la stessa di cui parlavamo prima)
Grazie anche al cantiere navale aveva tra le sue fila la più alta presenza d’ingegneri, metallurgici, fabbri, falegnami e operai specializzati di tutta Londra.
Una grande energia usata per lo studio su come preservare gli scafi delle navi, sulla costruzione delle boe e il loro impiego.
Ha sperimentato a lungo e con successo l’uso dei fari dedicandosi anche alla progettazione e all’installazione.
Diede vita a una vera flotta di Navi Faro. Le navi faro sono importantissime tutt’oggi, vengono utilizzate per le operazioni di manutenzione di segnali marittimi, ma anche per una vasta gamma d’impieghi tecnici che la Corporazione svolge per conto di terzi.
Un’esemplare d’epoca è ancorato al molo, trasformato in uno studio fotografico.

Ma sono ricoverate qui altre navi che fanno parte della storia del fiume. Ci sono velieri e vetusti rimorchiatori, che vengono rispolverate nelle occasioni importanti come il Thames Festival  o le varie gare che si svolgono sul fiume.

Nel corso dell’anno ci sono parecchie di queste sfide alle maree e alle correnti del fiume.
Da poco residente in Trinity Buoy la sede di Barge Driving. Un’associazione sportiva di veri e propri barcaioli che si allenano e partecipano alle manifestazioni, tenendo in vita la tradizione secolare del solo uso dei remi.
Qui si trova l’unico faro di Londra costruito nel 1864.
In origine erano due, ma uno è andato demolito per far spazio alle crescenti attività, d’altronde l’uso dei fari stava cambiando radicalmente.

Arrivando qui mi immaginavo una slanciata costruzione innalzata sulla baia, in pieno dominio sul fiume, invece ho trovato una tozza e anche bassa costruzione. Scoprii così che la funzione primaria del Trinity Buoy Lighthouse, conosciuto anche come Bow Creek Lighthouse, non è mai stata quella che invece rivestono altri suoi simili lungo le coste del mondo, ma bensì il suo uso era più per scopi didattici. In pratica serviva per istruire i guardiani e per fare esperimenti, nell’intento di migliorare le funzionalità dei veri fari.

E’ possibile visitarne l’interno ma solo in determinati orari e solamente per permettere di vedere e sentire l’installazione musicale chiamata Longpayer.

Non sono molto ferrata in queste cose, ma pare che sia una sinfonia di campane tibetane (strumenti predisposti ad un suono lungo e sensibile con molteplici variazioni) e che sia predisposta meccanicamente a suonare ininterrottamente per 1.000 anni.
Ha infatti iniziato il suo concerto proprio qui, il 31 Dicembre del 1999 e terminerà alla stessa data del 2999 … Fa impressione solo a leggerla, la data!

Il faro è parte integrante di un edificio altrettanto vecchio che forma un magazzino open space molto ampio.
Il suo tetto è stato rinforzato perché potesse reggere attrezzature complesse e pesanti durante gli studi di uno dei più importanti consulenti scientifici che lavorò qui: Michael Faraday
Furono aggiunte delle travi per sorreggere il grande tetto, travi che gli conferiscono un’aria solenne, da cattedrale.
Per questo è molto gettonato come location per cerimonie, mostre o eventi.

Lo chiamano Chainstore visto che qui venivano stivate le boe, le ancore e le loro catene.
Michael Faraday ha speso enormi quantità di tempo in questa sede. Il suo laboratorio si trova ancora al Trinity Buoy Wharf, in un capanno di legno sotto al faro, si chiama: The Faraday Effect e pare sia uno dei più piccoli musei di Londra.
Proprio all’entrata del Wharf c’è anche una scuola che lo ricorda portando il suo nome. Mentre passeggio riesco a sentire gli schiamazzi dei bambini che si godono la ricreazione nella terrazza in alto.

Sempre accanto al faro, ma dall’altro lato, si trova un’altra costruzione datata, il vecchio magazzino dell’olio.
Si chiama Electric House ed è anch’esso, oggi, disponibile per eventi.

Potrete leggere la storia e l’evoluzione di tutto quanto detto, e molto di più, nei numerosi pannelli che sono posizionati lungo Orchard Place, prima di entrare nel molo, e in quelli che sono esposti nei vari angoli.
Sono molto dettagliati con illustrazioni davvero belle ed esplicative.

Difficilmente in un luogo d’interesse storico e culturale si trovano così tante, chiare ed esaurienti informazioni esposte.

Il sito ospita altre curiosità come l’orologio che misura la marea in base alle fasi lunari …
Alunatime è un marchingegno fascinoso ma io non ho assolutamente capito come funziona.

Vicino c’è un’altra installazione, la Time and Tide Bell, che però non ho potuto ne vedere, ne sentire, in quanto sotto restauri.
Si tratta di una campana che annuncia la marea suonando dolci note con l’affluire delle onde … Anche io mi sono dovuta accontentare d’internet per ascoltarla.
In compenso mi sono goduta una bellissima vista sulla nuova linea di collegamento, la Cable Car
Se poi vi viene fame potete contare su un ristorante davvero unico, tutto in stile americano.
Fat Boy’s Dinner ricorda vagamente quelle enormi tavole calde che si vedono nei film americani, quelle che sono sempre posizionate lungo grandi strade con un grande parcheggio. In effetti è un container di discrete dimensioni, unico in città, con l’arredo molto particolare.
Nel menù ci trovate tutte quelle cose che fanno tanto male al fegato ma che regalano attimi di vera delizia al palato, inoltre ho notato che i prezzi non sono male.
Onestamente ho provato solo un milk-shake, cremosissimo! Per un attimo mi sono tuffata nell’atmosfera del film ‘Sliding Doors‘. Ricordate la scena dove si incontrano per un milk-shake? venne girata proprio qui…wow!!
Nel caso decideste di venire da queste parti, visto che è un posto dove non si passa per caso ma si ci viene appositamente, consiglio di verificare l’apertura ed eventuali eventi e variazioni.
Ci sono dei cancelli che lo rendono impraticabile fuori  dagli orari segnalati … Sarebbe un peccato trovarli chiusi!
Trinity Buoy Wharf 

Erith Pier

 

Il molo più lungo di Londra

Sentire il profumo del mare a Londra sembra improbabile, il più scettico potrebbe suggerire di annusare profondamente durante un’alta marea.
Eppure basta raggiungere l’estremo sudest cittadino per poter passeggiare su un Pier lungo 450mt. circa, e farsi accarezzare da una fievole ma tenace brezza marina.
Questi 450mt fanno di questa passerella curva il Pier più lungo di Londra ….

Londra che da qui sembra talmente lontana!

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