DUE TOPOLINI E IL FORMAGGIO

Londra e una delle sue Leggende Metropolitane legate ad un incidente sul lavoro

Storia di un incidente sul lavoro.

 

Vi voglio raccontare una storia che si ‘appoggia’ alla costruzione di un bel palazzo affacciato sulla Eastcheap, angolo Philpot Lane.

E’ probabile che lo abbiate già notato, non tanto per il suo stile gotico aggrazziato da gruppi di colonne alle finestre o per la cornice ‘tettoia’ di stucco che circonda il primo piano e i fregi sulle colonne portanti; o ancora per il gioco di colori e linee dato dai mattoni policromatici tanto cari all’architetto che costruì questa warehouse nel 1862, ma piuttosto  perchè rappresenta uno dei più fotografati esempi di come la storia e il futuro di Londra convivono piacevolmente e come i materiali e gli stili più ‘vecchi’ si sposano con quelli più innovativi ed un tempo inimmaginabili.

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DRY ENGLAND

Una riflessione su l’abitudine consolidata del bere in Gran Bretagna

Questi Inglesi

Popolo complesso cresciuto con tradizioni secolari mai dismesse e abitudini che possiamo definire diverse, per noi almeno. Tra le tante sfaccettature del carattere di questo popolo spicca sicuramente quello che chiamiamo umorismo Inglese che poi non è altro che sarcasmo allo stato puro.

Ed è appunto con sarcasmo, probabilmente perchè non sono Inglese, che voglio affrontare l’argomento del bere troppo e spendere due parole a proposito di un effetto collaterale a questo, un’abitudine moderna che si è instaurata tra il popolo Britannico. Forse la parola abitudine non rende bene l’idea, bisognerebbe chiamarlo rito, da eseguire una volta all’anno, un mese in cui si sta digiuni da alcool. Ed è un comportamento preso maledettamente sul serio, con tanto di supporto di articoli giornalistici e contributi di associazioni.

Com’è universalmente noto gli Inglesi, ma anche gli Scozzesi, gli Irlandesi come i Gallesi, sono devoti all’alcool. Sembra quasi un fatto culturale … E’ un fatto culturale. Per esempio: noi se vogliamo stare con gli amici è più facile che ci mettiamo d’accordo per andare a ‘mangiarci qualcosa insieme’ o proponiamo il classico caffè al bar se l’incontro è più frettoloso. In Inghilterra lo stesso dinamismo si traduce con il vedersi al Pub per farsi una bevuta, sia che l’incontro duri una mezz’ora o tutta la serata. Lo vedono come un modo per divertirsi o per rilassarsi, è come mostrare il loro lato gioioso: si allena il drinking muscle. E questo comportamento è Nazionale, coinvolge ogni abitante di qualsiasi ceto sociale. Tanto è che un altro esempio, per capire un po questo ‘modus operandi’, arriva dal vocabolario; esistono due modi di dire molto esplicativi: se sentite parlare di wet lunch dovete aspettarvi una pausa pranzo solo a base di birra. Se invece dite a qualcuno che è un dry lunch sostanzialmente gli dite che è una persona irritante.

Non dico che da noi non si attuino certe dinamiche; il bere un po troppo a cena, alle feste, quando si è tra amici, ma comunque la viviamo come una trasgressione; inoltre noi siamo molto più drastici: una persona che ha difficoltà a non bere è etichettata subito come alcolista, sostanzialmente un malato. In questo paese, anche se le statistiche parlano sinceramente di allarmi e chi scrive su questo argomento si dichiara preoccupato, nessuno parla chiaramente di patologie, nel loro quotidiano il bere è la normalità e intentare l’arduo compito di non ingurgitare alcolici per un tot di tempo è quasi una cosa da eroi.

Come dicevo le loro statistiche recenti hanno rilevato preoccupanti numeri nelle malattie del fegato e dei tumori provocati dal troppo bere. Di fatto il 75% degli uomini e l’80% delle donne Britannici bevono, in realtà, ben oltre il limite settimanale raccomandato … L‘80% delle donne! Un dato inimmaginabile per noi che, nella media, siamo quelle brontolone verso il compagno o figlio che eccede .

Così per portare soccorso a questo popolo, non di alcolisti anonimi ma solo di forti bevitori,  arrivano le iniziative come il Sober October, una campagna per la raccolta di fondi a favore della ricerca sul cancro. L’eroe che si presta a non bere durante i 31 giorni del mese ha dei sostenitori che donano sterline sonanti, dando un valore al suo sacrificio; e se il partecipante ha dei ‘momenti di debolezza’ durante il periodo di astinenza, più acquistare un biglietto che gli dà il diritto al bere per un giorno. Una sorta di penale.

Poi ci sono quelli di Alcohol Concern con il loro Dry January, un’associazione nata con lo scopo di rendere consapevole l’individuo dell’eccessivo consumo personale di alcool. Non c’è miglior periodo di quello che viene dopo una sfilza di cene, parties e quant’altro comporta il periodo delle feste di Natale, dove per forza di cose abusa anche chi solitamente non lo fa.

Anche questa è una charity ma perseguisce di più lo scopo sociale di ‘ravvedere’ le persone alla loro dipendenza dall’alcool e, con questo esperimento dello stare ‘a secco’ per un mese, sta effettivamente avendo un buon successo; raccoglie sempre più numerosi adepti e ogni anno escono vari articoli di giornalisti che raccontano pubblicamente la loro esperienza del Dry January o che ragionano sulle cause ed effetti sociali di queste iniziative. Comunque sia se ne parla e si informa la gente, rendendola consapevole che oltre un certo limite non si può più parlare di cultura ma solo di cattiva abitudine.

 

CHRISTMAS CRACKER

Un oggetto cult, una tradizione Natalizia che non può mancare sulle tavole Inglesi.

Il Cracker è una tradizione natalizia puramente British.

Non sto parlando del biscottino friabile, leggermente salato che si sgranocchia, a volte, al posto del pane, ma bensì di quell’oggetto cilindrico a forma di caramella incartata che si trova su ogni tavola imbandita del Regno Unito, soprattutto a Natale.

Credo che sia difficile trovare questo ornamento al di fuori della Gran Bretagna; forse in quei paesi che formano il Commonwealth ne conoscono l’utilizzo, puramente decorativo; o il significato giocoso che non è intriso nelle maglie della tradizione religiosa con un percorso che viene dai tempi dei tempi, ma bensì molto più superficiale e moderno … E’ solamente da, quasi, 170 anni che gli Inglesi si divertono con i Crackers.

L’ideatore fu tale Tom Smith, appassionato pasticcere e decoratore giramondo che s’innamorò del ‘bon bon’ Parigino, un dolcetto talmente famoso che il suo nome si è inserito nel gergo infantile di tutto il mondo.
Il ‘bon bob’ era semplicemente una mandorla confettata avvolta con un giro di carta velina stretto ai lati, la classica confezione per le caramelle, e veniva commercializzata durante le Festività.
Fu questa l’idea che importò e che da subito rese unica aggiungendo nell’involucro un pensiero scritto, una frase facendo si che diventasse un classico dono del Natale Londinese.

Ma voleva di più, voleva qualcosa che non si vendesse solo stagionalmente; ci studiò qualche anno prima che l’idea diventasse chiara e si potesse tramutare nell’oggetto cult di cui gli Inglesi vanno pazzi.

Trasformò il dolcetto in un manufatto cilindrico, adatto a contenere qualche articolo di varia natura e una piccola (ma davvero minuscola) carica esplosiva. L’involucro è quello di una caramella gigante, con i due ‘fiocchi’ di carta laterali che permettono un gioco di trazione tra due contendenti (tipo il tiro alla fune). Tirando da ambo i lati si attiva l’esplosione, il cartone si rompe e il contenuto esce fuori per il gaudio dei commensali.

Uno degli oggetti fissi che si trovano all’interno è un cappellino di carta, intagliato a mò di corona, con cui ci si deve adornare il capo (e questa si che è un’antichissima tradizione che arriva dagli Dei Romani).
E’ grazie a questo simbolo che si riconoscono facilmente le comitive festanti nei ristoranti. Vi è mai capitato di vederli? tavolate in cui tutti i commensali indossano colorate coroncine di carta. Questo vuol dire che stanno festeggiando qualcosa, eh si! perchè esistono Crackers per ogni occasione e in più possono essere personalizzati e resi funzionali per ogni tipo di celebrazione .
Oltre alla coroncina si trova fisso uno scritto che può essere un pensiero, un indovinello o una battuta che, se condivisa, unisce la comitiva in qualche minuto di conversazione giocosa. Poi c’è il regalino che può essere un giochino da fare insieme, un oggetto e, volendo, qualche dolcetto o leccornia varia.

Insomma un Cracker è un oggetto con molte funzioni attinenti alla convivialità e al gioco, ma è anche una decorazione per la tavola.
Non sarebbe Natale senza i Crackers sul tavolo per un British e questo grazie alla famiglia Smith.

Il commercio è ancora oggi florido, anche se le generazioni degli Smith si sono poi perse nelle varie multinazionali.

Una traccia di loro però si trova ancora in Finsbury Square; in un angolo della piazza si trova una fontana eretta a ricordo della moglie di Tom. E’ posizionata di fronte al luogo dove esisteva la loro fabbrica, dismessa nel 1953, data in cui si trasferì nella Est Anglia. Se guardate bene le decorazioni potrete vedere la forma di un cracker nella parte superiore.

Un’altra traccia, nonostante le varie affiliazioni, sta nel Royal Warrant; gli Smith sono fornitori di Crackers, per ogni occasione, della Famiglia Reale dal 1911.

Ecco quindi un’altro souvenir che potreste portarvi a casa.

Se siete a Londra durante le feste di Natale lo potete trovare facilmente in ogni Grande Magazzino; sono un classico nella vendita di prodotti natalizi sia da Fortnum&Manson che da Liberty o Selfridges, per nominarne solo tre. Poi ci sono i negozi, molti confezionano Crackers con le loro merci, ma ci sono anche i pop-up a tema natalizio; per esempio King’s Rd ne ospita uno ogni anno.

Diversamente provate on-line: sant’Amazon è sempre ben fornita.

Defend the Fence

La storia di Londra è nascosta anche nelle semplici recinzioni

Alcuni dei grossi condomini popolari del sud e nell’est di Londra hanno una recinzione molto particolare.
Difficilmente salta agli occhi e, anche se qualcuno può notare qualche ‘stravaganza’ nella forma, lo sfido a immaginare a cosa realmente sono quei rettangoli di ferro.

Barelle!

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Proprio così! Delle barelle costruite in fretta e furia dalla ARP (Air Raid Precautions) subito prima che cominciasse la seconda guerra mondiale, in quanto il Regno Unito si aspettava pesanti raid aerei e pesanti perdite, sopratutto nella popolazione civile.

Le vollero appositamente in ferro per far si che fossero facilmente lavate e disinfettate, nell’eventualità ci fossero stati attacchi con i gas.

Ne hanno costruito circa 600.000 e, a parte quei pochi soggetti che sono stati dati in custodia ai musei, (ne potete ammirare una e conoscere nel dettaglio la storia, al museo dell’ Ordine di St. John) moltissimi sono finiti per un uso pratico nei numerosi boroughs di Londra.
Sono stati impiegate nelle recinzioni, posizionate in orizzontale una di seguito all’altra, saldate insieme perfettamente integre, con tanto di maniglie e di quella piccola curva che serviva a tenere sollevato da terra il ferito.

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Purtroppo dopo più di mezzo secolo hanno bisogno di manutenzione e restauro e sembra che molte siano andate perse, semplicemente rimosse o rimpiazzate da altri materiali.
Ne sono rimaste veramente poche, a rischio di estinzione anche quelle.

Al Kennington Park Estate di Oval ce n’è ancora qualche fila, come intorno alla Glebe Estate a Camberwell, sulla Peckham Rd.
Si trovano anche nella Mereton Mansions, sulla Brookmill Rd e nella East Dulwich Estate.

 

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Resistono altre piccole sezioni in varie parti del sud e nell’East End di Londra di cui non conosco la locazione esatta.
Per evitare che questo pezzo di storia, recuperato e utilizzato fino a oggi egregiamente, vada completamente perduto si è creata una associazione, il cui scopo è prendersi cura di quello che è rimasto di queste recinzioni-barelle ed evitare che i vari comuni ne facciano materiale di cui sbarazzarsi.

Speriamo che se la cavano!

Se volete saperne di più guardate questa pagina e sopratutto il loro profilo di twitter, dove potrete trovare le foto (di cui anche io ho usufruito) e scoprire posti dove si possono ancora vedere.

InLinkUK: La rivoluzione dei Telephone Kiosks

Il nuovo servizio di comunicazione pubblica di Londra

 

Purtroppo non si tratta più di una chiacchiera, è un fatto: Londra rimuove tutte le cabine telefoniche perché oggetti obsoleti che nessuno usa più, se non come discariche vandalizzate.
Al loro posto è arrivato un sistema innovativo: il InLinkUK, il nuovo servizio di comunicazione della BT, che punta a sostituire i telefoni pubblici ancora esistenti nelle principali città del Regno Unito.

Ogni InLink offre Wi-Fi pubblico ultraveloce, chiamate telefoniche gratuite nazionali, ricarica dei vari dispositivi e ha un tablet per l’accesso ai servizi pubblici della città, oltre a utilissime mappe e indicazioni stradali di facile accesso e utilizzo per tutti.

Incominciano ad essere numerosi, questi chioschi, nelle strade di Londra, anche se si vede chiaramente dalla mappatura, mancano completamente nel centro, quello che va da Hyde Park a Holborn; da Westminster a Regent’s Park; praticamente nelle zone più turistiche.

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I segreti delle mattonelle della Tube

Indovina la stazione

Potrebbe essere un nuovo gioco per rendere divertenti i viaggi in metro, cercando d’identificare la fermata prima di scorgerne il nome.

Ma rigorosamente senza barare eh! Non è concesso sbirciare le piantine esposte sui convogli.
Non crediate sia impossibile!
Nella progettazione della Metropolitana di Londra (1863) avevano considerato questo aspetto fin nei minimi dettagli.

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Fiori Inglesi

Con i fiori si parla, questo è noto; ogni fiore è simbolo di qualche sentimento e rappresenta uno stato d’animo.

E altrettanto noto che uno degli hobbies più amati in Gran Bretagna è il giardinaggio.
Forse è uno ‘sport’ praticato più che altro in territorio Inglese, piuttosto che Irlandese o Scozzese. Ciò nonostante anche queste nazioni, che formano il Regno Unito, si sono scelte un fiore o una pianta a loro rappresentanza.
Non solo i fiori, ma anche le verdure, portano il nobile compito di raffigurare i paesi che compongono il Regno Unito e  voglio usare questo post per raccontarvi quali sono:

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Curiosità di Londra: I Fire Mark

E’ difficile vederli, sopratutto se non si sa che esistono.
Parlo di questi piccoli stemmi, per lo più placche metalliche, di piombo od ottone, applicati sulle facciate delle case a segnalare che il proprietario pagava un’assicurazione sugli incendi e quindi per l’intervento di salvaguardia. Infatti ogni compagnia assicurativa aveva la propri squadra addetta agli incendi e questi ‘segni di riconoscimento’ permettevano gli interventi mirati.
A contraddistinguerli avevano un disegno, un simbolo, differente per ogni compagnia ed un numero di serie inciso.
L’usanza prese campo, a Londra, dopo il Grande Incendio (1666) e prima che si incominciasse a costruire il complesso sistema di numerazione delle abitazioni (1760).
Però era una lotta spesso impari, con le case così attaccate i pagatori si vedevano spesso non riconoscere i propri diritti e tutto questo, piano piano, portò alla costituzione dei Vigili del Fuoco (intorno alla metà del 1800) con il comune consenso di tutte le assicurazioni, per far si che si potesse operare sia sui fuochi ‘assicurati’ sia su quelli che non avevano protezioni alcune, ma che potevano coinvolgere e danneggiare quelli che pagavano.

Dicevo che non è facile trovarli sulle case, perchè non ne esistono più moltissimi e quei pochi potrebbero non essere originali, in quanto i collezionisti hanno creato un mercato parallelo di contraffazioni, ma a cercare bene se ne possono trovare alcuni di cui cercherò di darvi indicazioni:

Il primo stemma che cito lo trovate su Wikipedia, appartiene alla The Hand in Hand Fire & Life Insurance Society ed è la compagnia più antica della città, nata subito dopo il Grande Incendio.

Un suo stemma è ancora su di una casa a Dulwich, ma non si specifica dove, mentre il London Museum ne conserva il calco, sia di questa compagnia che di quella del Royal Sun Alliance, tutt’ora operante nel settore come RSA Insurance Group
Se andate in King Edwards Row, due passi da Lambeth North Station, potrete ammirarne alcuni sulle 9 case dei primi dell’800 che formano la Terrace. Si vedono bene in questa foto, sono quelle formine bianche tra le finestre del secondo piano
 

Un altro posto dove trovarli sono le case che corrono lungo il Green di Richmond, sulla Maids of Honour Row.
Il sito è storico di suo, qui infatti sorgeva uno dei Palazzi Reali di Enrico VIII poi demolito.

Deve il suo nome a Giorgio II, il quale (1724) diede direttive per erigere un nuovo edificio che servisse da alloggio per le damigelle d’onore della principessa del Galles.
Le ‘cameriere’ hanno ricevuto uno stipendio di £ 200 all’anno in aggiunta al vitto e alloggio in queste splendide case.

 

A Londra centro se ne intravede uno della Royal Exchange Assurance, sopra l’arcata di una finestra posizionata proprio sull’uscita ad est di Goodwins Court.

Dal Ristorante Da Giovanni, per capirci

A Fulham, in Church Gate precisamente al n 5, ce n’è uno della The Hand in Hand.

E ancora …  tra i civici 12 e 14 di Ballast Quay.
Un angolo storico di Greenwich, dove accanto al Cutty Sark Tavern sorgono ancora elegantissime queste abitazioni del 700.

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Onestamente su Internet ne ho trovate altre, che però non riesco a localizzare con precisione, Belsize Park, Spitalfield… e chissà in quanti altri posti.

Se vi capita di trovarvi in un sito dove le abitazioni sono abbastanza ‘vecchie’ alzate bene gli occhi e guardate tra i mattoni del secondo piano e magari segnalatelo.

La Pietra di Londra

The London Stone.
So long as the Stone of Brutus is safe, so long shall London flourish.

Il destino di questa città pare sia legato ad una pietra, un masso di calcare di dubbia provenienza ma che porta con se una storia che parte da molto lontano, sin dalla fondazione di Londinium o forse ancora prima.

Non ci sono precise informazioni della sua origine, ne tanto meno del perchè sia diventata una leggenda.
Si racconta che potrebbe essere il masso dove Re Artù liberò Exalibur.
Si pensa possa essere una pietra di un tempio Druido.
Ma forse la spiegazione più logica è che fosse una pietra componente il muro del Palazzo del Governatore di Londra: il romano Bruto, il quale si fece trasportare fin qui i materiali per costruirlo, dalla città di Troia.
A consolidare questa ultima teoria è l’accertata presenza di questo palazzo, di cui esiste ancora l’ingresso e qualche altro angolo, ma ben nascosti sotto terra; mentre per la maggior parte delle sue altre parti le ruspe ne hanno decretato la scomparsa totale, facendo spazio alle fondamenta dei nuovi palazzi.
Un’altra conferma che la pietra in origine fosse parte dei pilasti di entrata del palazzo viene dal detto:
“Fino a quando la pietra di Bruto è al suo posto, Londra prospererà”
E questo è accaduto!

La pietra risiede in Cannon Street da sempre, anche quando Cannon Street non c’era.

Un’altra teoria della sua esistenza è basata sul pensiero che potesse essere una romana Milliarium, una pietra centrale da cui tutte le distanze della Britannia romana sono state misurate e anche questa è una versione piuttosto logica, pur mancando prove concrete a supporto.
Ma il fatto principale resta, la London Stone è originaria di questo angolo di Londra da millenni e qui è restata, anche se in sedi differenti, fino ad oggi.
Fu sempre tenuta come reliquia e messa in vista con molte attenzioni. Già dai tempi di Elisabetta I era un’attrazione turistica
Rimase al centro della strada, in quella che era chiamata Candlewick Street,  fino a che (per motivi logistici) non divenne un problema.
Si deve considerare il fatto che fosse usurata dal passaggio dei carri e dei cavalli, dal fatto che essendo un simbolo veniva usata spesso dal popolo e dopo il Grande Incendio di Londra fu ”messa in sicurezza” con una cupola in pietra.

Quando divenne troppo ingombrante per una strada che doveva crescere, fu trasferita addossandola al muro della chiesa adiacente: la St. Swithin.

Quando le bombe del Bliz distrussero il tempio cristiano la pietra, protetta dal suo involucro di pietra, era ancora lì. Fu spostata nel muro del palazzo adiacente perchè si decise che la chiesa, ferita troppo profondamente, doveva essere demolita.
Questo a parer mio è il posto più brutto e inappropriato mai visto per conservare una reliquia, vera o falsa non ha importanza, visto che indubbiamente il passa parola millenario arriva ancora vigoroso nell’oggi miscredente.
Una protuberanza insignificante nella parete di un palazzo (decisamente antiestetico) che prima ospitava una banca e poi un negozio il quale l’aveva praticamente in vetrina.
http://buff.ly/2oCYe9R
Quando si dice: ” è per fortuna e per disgrazia”

Per la fortuna: sono previsti piani di ammodernamento della via e dei suoi edifici. Per il purtroppo: è una zona con moltissima storia che andrà perduta.

Di John O’London – Opera propria, CC BY-SA 3.0,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=25664002 
Nel periodo dei lavori la pietra sarà spostata nel non lontano Museum of London per essere custodita nell’attesa che le trovino una locazione degna della sua fama.
Ahimè! Sperando che nel frattempo Londra resti in piedi!!

The Dead Man’s Hole

La camera mortuaria del Tower Bridge

A volte si passa davanti alle cose, si notano per un attimo perché d’istinto appaiono curiose, ma per la fretta o la stanchezza tiri dritto senza sapere cosa perdi.
Quante volte sarò passata spedita davanti a quel cartello che indicava un ‘Dead Man’s Hole‘, senza altre spiegazioni se non la via da seguire per raggiungere la Tower Bridge Exhibition.
Avrei dovuto fermarmi a riflettere sapendo che ogni via, angolo, cunicolo, passaggio di Londra ha nel suo nome un riferimento storico e una storia da raccontare …
Una storia …

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