Il giardino di Cannon Street e la London Stone

Gli architetti che hanno costruito questo enorme palazzo di vetro volevano riprendere l’ansa che il sottostante fiume: il Walbrook, (ancora vivo pur snaturato) percorre sotto terra; un’ansa che toccava le sponde di un terreno dove sorgeva una tra le più vecchie chiese di Londra che non esiste più, ma il suo ricordo è ancora vivo nascosto nel cuore di questo ammasso di vetro

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City of London: St Dustan in the East


Il piccolo bosco Zen 

di Londra




Quando, la mattina dopo che un potentissimo uragano si abbatté sulla città di Londra (un eccezionale evento atmosferico capitato nel 1703) Sir Christopher Wren fu avvertito del collasso di un’innumerevole quantità, tra torri campanarie, guglie e tetti  delle chiese nella City egli rispose con una fiera sicurezza: 
“non la torre di St Dunstan.”

Ed ebbe ragione! certo come era di aver ricostruito uno dei campanili più solidi della sua carriera, nonostante la sua forma esile e delicata.
Adattissimo a questa chiesa che in particolar modo aveva  bisogno di solidità in quanto protagonista di molte disavventure.
Nel suo destino era segnato che sarebbe rimasta a lungo come testimone di storia sulla terra e che per farlo avrebbe subito radicali mutazioni.



Il suo primo tracollo non fu totale grazie ad alcune riparazioni di poco antecedenti, che avevano visto sostituire molto del legno di costruzione originale con la novità dell’epoca: la Pietra di Portland; questo l’aveva parzialmente salvata dal Grande Incendio di Londra e il grande architetto delle chiese aveva dovuto ricostruire in todos solo il suo campanile, facendo un ottimo lavoro, anche di stile a quanto dicono.
Infatti Wren, pur non essendo molto avvezzo all’arte medioevale, riusci a rendere perfettamente adeguato il campanile allo stile della struttura principale.


Ma meno di due secoli dopo questa struttura, purtroppo, mostrò cedimenti importanti e dovette essere rimaneggiata e modificata ancora una volta. 
Sono infatti dell’epoca ottocentesca i resti che oggi possiamo vedere.

Ultimo colpo, che fu poi quello finale e determinante al suo cambiamento, fu quello inflitto dalle bombe tedesche che la rasero quasi completamente al suolo.



St. Dunstan è forse la più antica chiesa di culto anglicano che esiste sul suolo di Londra, nasce nei primi decenni dell’anno 1000 in cima a questo piccolo colle che domina il Tamigi.
Era imponente e divenne un centro religioso di grande rilevanza. 



Ha una consorella, anch’essa dedicata a questo vescovo di Canterbury, che si trova in Fleet Street e che ancora oggi svolge le sue funzioni.





Dico questo perchè oggi di questa grande chiesa ne rimane solo qualche muro e la famosa torre indistruttibile di Wren che si vede spuntare dalla fine della stretta St. Dunstan Lane

Ma il sito non è per niente abbandonato a se stesso, magari si immagina transennato e pericolante … affatto!!
La bella torre di Wren svetta pomposa con un piccolo cancello che ne delimita l’ingresso e nel suo perimetro ed oltre ci si trova in un angolo di verde davvero spettacolare

Il tutto è adornato da liane ed arbusti fioriti che si abbarbicano, magistralmente guidati, intorno a grandi finestre, un tempo sicuramente sedi di vetrate colorate decorate magnificamente.
I loro intrecci formano passaggi ombrosi sui sentieri acciottolati che sembrano volutamente ricordare percorsi in un bosco trasandato e che congiungono i resti di portali e balaustre fino a raggiungere una radura dove le panchine sono disposte a cerchio intorno ad una fontana di foggia moderna.
E qui la fanno da padrone bellissimi cespugli che hanno fioriture, specie in tarda primavera, veramente splendide; quest’insieme dona all’ambiente un’aria  un pò zen che raggiunge l’obbiettivo di creare un posto molto tranquillo e rilassante in cui cercare qualche momento di relax, sopratutto dai vicini uffici.
Magari non succede a chi lo frequenta abitualmente  ma per chi lo incontra la prima volta ha un qualcosa di mistico, è pur sempre il suolo sacro di una chiesa! 
Le sedi di questi uffici, grandi palazzi che circondano la chiesa, collaborano non poco nel permettere un’atmosfera ovattata in cui, solo se si ascolta attentamente, si può percepire il rumore del traffico della vicinissima Red Route.
Inoltre rimanendo così ‘protetta’ si è favorito anche una sorta di microclima che rende felici alcune piante di origine tropicale ospitate nel piccolo giardino, come per esempio il banano.
L’idea di non ricostruire più la chiesa dopo i pesanti bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale che l’avevano distrutta, aveva lasciato un sito per certi versi anche pericoloso accanto alla torre campanaria di Wren, che invece era resistita all’attacco e la diocesi l’aveva riconvertita in una specie di consultorio della parrocchia.
Rendere questo angolo nuovamente alla città è stato veramente un piano intelligente, un piccolo parco a disposizione dei cittadini, un consultorio parrocchiale, una Clinica di tecniche New Age e alcune ricorrenze religiose che si tengono nel giardino, come la cerimonia all’aperto della Domenica delle Palme, hanno trasformato una pomposa chiesa medioevale per sempre, mantenendo allo stesso tempo il ricordo storico del sito.

Per arrivarci si può prendere come riferimento la stazione metropolitana di Monument, sulla Central e District Line, camminare pochi minuti sulla Eastcheap e, appena diventa Great Tower Street, sulla destra si imbocca la piccola Idol Lane che arriva proprio all’ingresso del giardino.

Berwick Street Market

La dispensa di Londra



Tutte le volte che cerco informazioni su una qualsiasi cosa che si trova a Londra salta fuori che ha una storia secolare, non c’è distinzione si va da un monumento ad un negozio fino ad una strada come ad un intero quartiere.


Soho si merita certamente un titolo per anzianità come quartiere, non credete?
La storica zona modaiola del West-End, oltre 60 anni di glamour, è arrivato ai giorni nostri piuttosto trasandato, e sta perdendo anche la sua reputazione di quartiere raffinato e  festaiolo.
Che ha bisogno di rifarsi un pò il look lo si può notare molto bene in alcune strade dove spiccano costruzioni alquanto malconce.
Verso la fine dell’anno passato, il 2012, il comune ha approvato un piano di riqualificazione, con incentivi per gli investitori, nella zona di Berwick Street il passaggio diretto tra due arterie importanti quali Oxford Street (la parte più ad est) e la Shaftesbury Avenue.

Oltre ad essere via di congiunzione fu questa una strada molto trendy e famosa tra i Londoners  in quanto vi si svolgeva un mercato più che altro specializzato nella vendita di frutta e verdura … e qui andiamo indietro di qualche secolo …fine 700 direi anche se si parla di questo assemblamento di venditori già nella metà del 600.


Lo chiamavano la dispensa di Londra, almeno fino agli anni 90, quando qui si svolgeva giornalmente un bel mercato.
Nella piccola strada c’erano due file di banchi e alcuni finivano per sconfinare nelle strade limitrofe, un vero tripudio di tendoni ed era il mercato dove gli ambulanti facevano a gara per esserci con tante altre varie mercanzie.

Le stoffe,  soprattutto qui hanno un loro perché.
L’abitudine per gli stilisti in erba e non, come per gli arredatori, di venire a cercare tessuti, disegni e tutti i vari ammennicoli per le loro creazioni era molto consolidata, evidentemente c’erano molte bancarelle specializzate; a testimoniarlo oggi esistono un paio di negozi famosi tra gli operatori del settore, vere mecche rifornitissime anche se si considerano piuttosto cari, come Cloth House che ha ben due punti vendita agli estremi della via.

Sempre fino agli anni novanta Berwick era famosissima anche per i tantissimi negozi di dischi con etichette indipendenti che esponevano in questa zona.
Soho era una tappa fissa per chi veniva a Londra e voleva anteprime o trovare musica di generi poco commerciali.
Come tutto il mondo ormai sa, anche questo settore ha avuto recenti e drastiche evoluzioni, grazie al web c’è stata una vera ecatombe che ha fatto abbassare le saracinesche, negozi vuoti e rimpiazzati da altre attività


Insomma … Berwick Street ha una vera e propria storia di commercio messa in seria crisi dalla presenza sempre più capillare dei supermercati che hanno tagliato le gambe a questi venditori; sicché di ortolani e fioristi ne restano davvero pochi in zona, non potendo competere con i prezzi che i loro antagonisti si possono permettere.

Il risultato è che ci sono sempre meno ambulanti rimasti a vendere le loro verdure fresche e i loro fiori e sempre meno ambulanti di altre mercanzie arrivano a supportare la storia di questo street market che limita il raggio di esposizione nei pochi metri della parte più bassa della via.

Il piano di riqualificazione è però in atto, i negozi e gli uffici della via si stanno ripopolando, bisogna riconoscere che è pur sempre e comunque una strada in pieno centro.
Oltre agli incentivi comunali, diretti proprio a questa strada, era già venuta in aiuto, nel 2010, l’associazione FoodLovers, che ha lanciato un Farmer Market nella via, quella che prosegue dall’altro lato di Shaftesbury Ave, Ruper Street.
Ecco che così al sabato si trova cibo di stagione proveniente dalle produzioni di fattorie britanniche e nel periodo natalizio vi si svolge anche un mercatino a tema molto bello.
Insomma anche se delle bancarelle storiche di Berwick Street Market rimane ben poco, ad ora quelle poche sono agguerrite ed intenzionate a riprendersi il territorio.


Intanto in settimana se non si vende più la frutta e la verdura c’è sempre la possibilità di trovare queste mercanzie riconvertite in cibo già cotto e pronto per essere divorato.


Così troviamo salsicce grigliate, Falafel, cibo marocchino e Burritos, da mettere in un cartoccio per andarselo a mangiare, magari nella vicina Gold Square che ha un bel giardino attrezzato con tanto di panchine, alberi e scoiattoli.
La sua posizione è davvero strategica, sia per chi in centro ci lavora sia per chi invece è a zonzo per shopping o turismo.

Tra le attività che si trovano in Brewick Street vi segnalo un Cafè:

Foxcroft & Gingerritrovo per una colazione, un brunch o anche solo una tazza di caffè, il piano interrato è molto grande ed è molto particolare, servono le bevande calde in tazze con piattino che fa molto British, provate i muffin alla crema con la frutta … yummy!!

E poi c’è lo storico Lina Stores divenuto un simbolo della gastronomia Italiana tra gli abitanti del quartiere, si dice piuttosto caro ma a detta di molti ne vale la pena.

Le Olimpiadi del 2012.

Thames Gataway: 2012 l’anno della seconda tappa


Con la XXXedizione Londra batte il record e si appresta ad ospitare per la terza volta i Giochi Olimpici
Precisamente fu di Londra la quarta edizione dei giochi, nel 1908, mentre la sua seconda volta da padrona di casanel 1948, la vide intenta nell’impegno di recuperare questi giochi che durante lo sfacelo della seconda guerra mondiale si stavano perdendo
L’evento oggi è decisamente cambiato da quei tempi, la tecnologia accorcia distanze e la popolarità con il conseguente business che questi giochi si portano come corredo, danno un’aspettativa di circa 5 milioni di visitatori da tutto il mondo.
Per la soddisfazione e il benessere dei Londinesi che per quanto siano tutti ben consci dell’importanza dell’evento _ sia per la loro economia che per sviluppo della città, visto che hanno in ballo una delle più belle e ardite scommesse di ricostruzione socio-ambientale mai viste in Europa _ non possono non essere preoccupati sulle capacità di “reggere” un cosi grande afflusso di persone da parte delle infrastrutture urbane.

Reali ondate umane che percorreranno strade, faranno file alle attrazioni e soprattutto …. useranno i mezzi di trasporto!!

La scommessa di cui parlo è stata la carta vincente per conquistare l’appalto dei giochi, essa è interamente basata sullo sviluppo urbano e umanistico di un’ampia zona, e quello che ai miei occhi rende fantastico anche il solo pensarci, abituata come sono a storie di Italiana incompletezza ed incuria, è il sapere con ragionevole certezza (sicuramente ci saranno ritardi, disattese sulle funzionalità, aumenti di budget ecc) che lo sviluppo ci sarà e questa zona cambierà veramente il suo aspetto e la sua anima.
Vi spiego:  
Il concepimento del Parco Olimpico è avvenuto con il solo intento di inglobarlo in un progetto di recupero di un’area, la Lower Lea Valley, che da tempo vive in un degrado fisico e sociale molto pronunciato, un  poco come l’immaginario collettivo vedeva  sino a poco tempo fa l’adiacente zona del porto, le Docklands.
Non nell’immaginario, ma nei concreti e reali progetti di Londra esiste da tempo un’espansione ad Est, verso l’estuario del Tamigi e su entrambe le sue sponde. 
Il noto e dibattuto progetto Thames Gateway al quale si sta lavorando già da molto tempo.
E’ un disegno di rigenerazione, il più grande che l’Europa abbia mai immaginato, che vuole ampliare la città, sempre in grande crescita anche demografica, dandogli nuove residenze sempre più eco-compatibili e nuovi posti di lavoro recuperando zone in posizioni strategiche, importantissime nel passato per le comunicazioni per gli scambi commerciali e soprattutto per l’industria. 
Ed è ormai noto come da sempre Londra, sulle macerie della sua storia, trovi la fonte infinita della sua energia vitale, passato e presente in quell’equilibrio necessario al rinnovamento e alla vita.

Il progetto è immane ed ha già avuto inizio con la riqualificazione, andata discretamente a buon fine e in continuo accrescimento, di Canary Wharf, della Isle of Dogs e i suoi vicini Wapping, Limehouse e delle Victoria Docks dove oggi sorge l’ultimo nato degli aeroporti cittadini, il City Airport e un nuovissimo centro espositivo ExCel 

Questi siti, a lungo celebrati per il loro torbido paesaggio dovuto all’abbandono delle attività portuali, sono i più prossimi al Parco Olimpico sorto anch’esso dalle macerie di quella che era una volta la zona più industrializzata (e più inquinata) della città, quella che era diventata una enorme discarica a cielo aperto, memoria dell’abbandono delle molte industrie, per lo più chimiche e concerie, che sorgevano qui. 
La testimonianza visibile di come un quartiere possa smarrire la sua dignità umana perdendo la possibilità di dare lavoro ai suoi abitanti per lo più immigrati dalle Indie e da altri paesi sbarcati qui grazie al porto.
Rigenerarlo a nuova vita sarà la seconda tappa vincente di questo progetto.

Per far si che questo avvenga si useranno le bellezze naturali della Lea Valley, bellezze incolte e nascoste fino ad oggi tra il cemento e i rottami. 
C’è da dire che non tutta la Lea Valley nel territorio urbano è così malconcia. Nella sua parte più alta, al di fuori della cinta della M25, è già da tempo un bellissimo parco protetto da un decreto che lo ha battezzato “polmone verde” e comprende bellissimi specchi d’acqua che il secondo fiume della città, il Lea River, forma nel suo scorrere rigoglioso, non per niente è uno dei principali rifornitori di acqua per Londra.
Le gare di Canoa e Kayak si svolgeranno qui, nella parte più a nord di questa valle, circa 30km dal Parco Olimpico. Il Lee Valley White Water Centre è stato costruito partendo da zero, con l’intenzione di restare un centro di prim’ordine per gli appassionati di questi sport e del Rafting.
La valle che è già nel territorio urbano, scende tra Tottenham Hale e Walthamstow dove ci sono molti laghi e stagni adibiti a riserve naturali e dei parchi che si intervallano tra case e strade. Se state attraversando questa zona, magari seduti comodamente sul Bus non è inusuale percorrere una Main Street di un rione e girato l’angolo trovarvi improvvisamente in mezzo a quella che pare una foresta per poi rientrare in una una via brulicante di luci e negozi.
Nell’approssimarsi al suo incontro con il Tamigi troviamo la zona in fase di bonifica. 
Il Lea River si divide in due rami netti subito a sud di Stratford,  a Bromley-by-Bow, e forma dei reticoli con altri corsi d’acqua e canali. 
Molto bella la zona del Three Mills River dove si vede ancora quello che resta del complesso di mulini a marea più grande del mondo
La parte più ad Est del Lea è più conosciuta come Bow Creek ed entra nel Tamigi praticamente di fronte a dove oggi svetta il Millenium Dome.
Bow Creek vanta una baia sul delta, con uno dei più vecchi fari della marina oggi in disuso e anche un parco
Dove risiedevano stabilimenti siderurgici e depositi di carbone oggi ci sono viali e piste ciclabili che formano oasi tra deserti di cemento.


L’altra parte invece sfocia a Limehouse Basin dove si mischia con  le acque del Regent’s Canal prima di incontrare il Tamigi

Dunque il Parco Olimpico è foggiato intorno all’acqua del fiume Lea e alle sue diramazioni che formano laghetti e stagni naturali, e creano un panorama che in molti trovano simile al territorio su cui sorge Amsterdam. Una zona che propriamente messa in risalto può regalare bellissimi angoli per l’outdoor e per abitare. 
Ci sono progetti per il dopo Olimpiadi che prevedono lo smantellamento di alcune strutture sportive, il ridimensionamento di altre e la nascita di quartieri residenziali sullo stile tutto British del Terraced housing, le lunghe file di palazzoni marmorei che richiamano l’epoca Georgiana tipiche di Bayswater e Victoria tanto per fare due esempi  … e magari in queste ci faranno bagni degni di questo nome.
Tecnologie nuove ed eco-compatibili nell’architettura, come quelle che ci mostra uno dei ponti centrali, il cui piano di calpestio è fatto con vecchie scarpe di gomma riciclate; ad oggi reggerà il passaggio di 600 mila piedi e nel domani subirà il processo di contrazione.
Le strutture sono state concepite in modo da utilizzare il meno possibile le energie artificiali, vetrate e lucernai potranno sopperire al fabbisogno di luce e ventilazione in grosse percentuali e sono stati costruiti condotti per la raccolta dell’acqua piovana e per in ricicli dell’acqua degli stessi impianti.
Sono già attive stazioni per ricaricare le automobili elettriche date in dotazione agli atleti e allo staff e questo permetterà alla città di avere nel 2013 la più grande rete di ricarica del regno Unito con 1300 colonne candidandola a capitale europea del veicolo elettrico.

Tutto è già stato stabilito da prima che partissero i lavori, la ragione d’essere del Parco Olimpico, che prenderà il nome di Queen Elizabeth Olympic Park, è quella di rendere servizio al quartiere principalmente, alla città e ai suoi abitanti.  

Cerchiamo di vedere più da vicino le strutture che danno forma al parco e che resteranno nel paesaggio.
Il Media CentresCosa contiene?
Le più moderne strutture informatiche per inviare notizie in tutto il mondo in un istante; 12.000 mq dedicati al catering; banche, edicole, agenzie di viaggi e un ufficio postale; 29.000 mq di uffici  con quattro piani di lavoro per giornalisti e fotografi durante i Giochi e riconvertiti per le aziende private subito dopo.

L’ Energy Centre:
E’ paragonabile alle vecchie e dismesse centrali energetiche quali erano la Power station di Chelsea e di quella che oggi è la Tate Modern. Ma sarà alimentata ad energie di biomasse (spero si dica così ^_^ ) veramente a basso impatto inquinante che resterà attiva anche in futuro garantendo energia agli impianti che rimarranno e ai centri residenziali.

L’Olimpic Stadium: 
Verrà ridimensionato, in quanto la città ha già il suo “stadio ufficiale”, quello di Wembley.
Da 80.000 posti a 25,000 per essere lo stadio del quartiere.


L’Acquatic Centre:
Da 17.500 scenderà a 3.000 posti. La maggior parte dei sedili sono nei padiglioni provvisori laterali che verranno rimossi dopo i Giochi per lasciare spazio solo alla grande ed elegante onda che ospiterà un Fitness Centre e la piscina per la comunità locale, le associazioni e le scuole, ma potrà ospitare eventi anche a livello mondiale.                                          


Il Velopark
E’ la struttura più eco-sostenibile e rappresentativa dei giochi. struttura che subirà il ridimensionamento e rimarrà a disposizione di questa disciplina che a Londra non aveva ancora un suo spazio, compreso lo spazio dedicato alla pista di Mountain-bike adiacente

L’Olympic Hockey Centre:  
E’ uno spazio all’aperto che offre un impatto scenico piuttosto forte con i suoi colori blu e rosa.
Verrà spostato verso il nord del parco, unendosi alle già esistenti strutture sportive permanenti di Eton Manor, ridimensionando a 3.000 posti per attività di training fino a potersi espandere a 15.000 in caso di eventi importanti.

Olympic Village:
Undici blocchi residenziali che comprendono negozi, piazze e giardini, un sistema ecologico di energia e riciclo dei rifiuti.
Alla fine dei giochi rimarranno alla città quasi tremila alloggi di cui il 30% saranno considerati Affordable Housing. 
Ovvero dati alle famiglie più bisognose con il sussidio statale


Basketball Arena:
Questo fabbricato verrà smantellato, lo menziono solo per citare la genialata di aver costruito qualcosa di completamente smontabile con la possibilità di venir affittato da chi e ovunque avrà bisogno di utilizzarlo.
Negli spazi vuoti che gli impianti lasceranno vedranno la luce nuovi edifici e in queste residenze saranno insediati apparati scolastici, un nuovo policlinico e altri servizi sociali.
E stato annunciata l’istituzione di una nuova università internazionale dedicata allo sport, alle scienze digitali e mediatiche ed eco-tecnologiche. Entro il 2015 si dovrebbe costituire una specie di consorzio con alcune Università straniere e Nazionali dando modo di poter usufruire di sussidi statali solo in minor parte.

E poi … tanto, tanto verde!!  Un bellissimo parco che si estende per 246 ettari, tanto quanto Hyde Park e Kensington Gardens per capire, con delle passeggiate che si allungheranno anche verso la foce del fiume lungo le varie diramazioni.
In questo parco c’è già una struttura che lo rappresenta, si chiama Orbit … quotata per essere la nuova attrazione turistica della città si auspicano con lo stesso successo del London Eye.
La chiamano arte, boh! Non posso discutere su questo, sta di fatto che questo mostro che sembra un polipo di acciaio a riposo è alto 115 mt. e sorge nel bel mezzo del parco sicché  permetterà un’ampia visuale sul parco e sull’orizzonte di Londra
La struttura sarà accessibile durante i giochi ma poi chiuderà per l’apertura definitiva solo a fine 1013. 


Ed ecco come un decrepito scenario di povertà storica si mette in gioco, in piena competizione con le più famose e “chiccose” zone del West End londinese. 
Le aspettative sono alte, molti si aspettano di vedere lo stesso sviluppo che coinvolse South Kensington nel 1851 quando la Great Exhibition, voluta fortemente dalla regina Victoria,  formò un tessuto urbano di grande qualità dove grandi musei e attrezzature culturali misero le radici.
Non vedo l’ora che il sipario si alzi e questa storia inizi a prendere forma e compia il suo destino …..

Paddington Bear

C’era una volta un’ orsetto …. 

La storia incomincia da un libro che divenne un cartone animato tanto famoso da far diventare il suo personaggio un simbolo.
Negli anni sessanta fino ad arrivare all’inizio degli ottanta l’orsetto Paddington era associato al nome di Londra alla stregua delle sue icone più famose: la minigonna, i Beatles, i Black Cabs, le cabine telefoniche rosse, il Big Ben.


”Quanta gente che c’è sempre alla stazione ferroviaria di Paddington …. 


Una perenne confusione di gente che corre! chi arriva e chi parte, chi scruta con ansia di vedere un volto caro.

Guarda! guarda un pò là! …. Com’è possibile? …Guarda c’è un orsetto!!! un piccolo orso tutto solo! Un orso dentro una stazione?? … Ma che ci fa qui?
Poverino … Tutto solo!! …. Sembra aspettare qualcuno …. Si sarà perso??

Sono probabilmente questi i pensieri che attraversano la mente delle persone che lo vedono lì, tutto solo tra i binari e montagne di bagagli, proprio davanti all’ufficio Oggetti Smarriti
E’ vestito solamente con un capello, quello del prozio, unico ricordo di famiglia. Sta seduto sulla sua inseparabile valigia di cartone che custodisce l’unico bene … un vasetto di marmellata d’arance.

Pensieri, solo pensieri che gli passano accanto, ma che nonostante l’attimo di curiosità, lo superano, gli danno le spalle e scompaiono … Chissà! forse stasera nella mente di qualcuno torneranno per un attimo: ”Chissà se qualcuno si sarà preso cura di lui”, prima di finire con indifferenza nell’oblio.

Ma i signori Brown, venuti fino qui a prendere la figlia, non possono rimanere indifferenti al semplice, quanto accorato appello scritto sul cartellino che porta intorno al collo: “Per favore, prendetevi cura di questo orso. Grazie”
Come se fosse la cosa più ovvia del modo la famiglia Brown addotta l’orso, il cappello, la valigia e la marmellata di arance e Paddington, così chiamato in ricordo del luogo dell’incontro, va a vivere con loro, nella bella casetta di Notting Hill, insieme ai due figli e alla governante che lo adora.
Il piccolo orso gli racconta di come rimase orfano, dopo un terremoto che colpì il suo paesello nel Perù e di come la zia Lucy, divenuta vecchia e ricoverata nella casa di riposo degli orsi a Lima, decise di spedire il nipote a Londra in cerca di una famiglia che si potesse prendere cura di lui.
Paddington è un orso veramente gentile e ben educato. Ha un solo difetto! Prende alla lettera tutto quello che gli si dice e per questo si trova perennemente nei guai. 
Ma la famiglia lo protegge e gli perdona di buon animo tutte le marachelle che combina. Anche perché… ”lui ci mette sempre tanta buona volontà” ^_^
Yes, I’m a Gummy Bear!
Oh, I’m a Yummy, Chummy, Funny, Lucky Gummy Bear.
I’m a Jolly bear, Cuz I’m a Gummy bear,
Oh I’m a movin’, groovin’, Jammin’, Singin’ Gummy Bear
Oh Yeah!

Sempre con un panino con la marmellata in mano e il bel  Montgomery che i signori Brown gli acquistarono. 



Gli stivali Wellington li ebbe “alla sua maniera”. Ovvero, quando entrò in un negozio di Barkbridges per cercare un pigiama e si infilò nella vetrina, pensando di essere in un camerino.
Pensò:Un gran bel camerino, che furbata!!! È arredato con un letto per poter provare i pigiami”Quindi, una volta in pigiama, saltò nel letto, si mangiò il suo solito spuntino, fatto di pane e marmellata e cadde subito addormentato. 
Si rese conto che era in vetrina solo quando il direttore lo svegliò per la chiusura. 
Un direttore al settimo cielo perchè grazie alla scenetta che Paddington aveva offerto dalla vetrina, aveva venduto tutti i pigiami!! 
Per riconoscenza disse che poteva avere tutto quello che voleva nel negozio, gratuitamente. Paddington pensò attentamente e alla fine scelse solo gli stivali.

Che fine hai fatto caro Paddington? dimenticato, surclassato dagli eroi giapponesi!!
Beh!  incredibilmente stai per tornare.

Il libro “Un orso chiamato Paddington”  venne pubblicato nel 1958. 
Il suo scrittore Michael Bond, prese spunto dai ricordi della seconda guerra mondiale, un’esperienza amara vissuta in gioventù, quando vedeva i ragazzini sfollati da una Londra bersagliata dalle bombe tedesche e spediti nei paesi di campagna, con al collo etichette identificative, in cerca di salvezza e protezione.



La trama del libro portava anche le tracce della problematica situazione dell’immigrazione, una realtà molto sentita all’epoca.
L’orsetto servì anche ad ingentilire gli animi verso questo tema, mai passato di moda per Londra.

Mr. Bond quando iniziò a scrivere la storia del suo orso, non aveva intenzione di rivolgersi specificatamente al pubblico più giovane, ma Paddington lo fece di fatto entrare nell’olimpo della letteratura per l’infanzia. 
Gli valse l’onorificenza cavalleresca massima dell’Impero Britannico: l’OBE, ed una laurea ad Honorem.
Tanta era la fama acquisita che dovette abbandonare
la BBC, dove lavorava come tecnico, per dedicarsi a Paddington a tempo pieno.


Fu un ventennio ricco di successi con altri libri, fumetti e persino serie televisive in cui divenne un vero e proprio cult. 
Negli anni 80 incominciò a perdere un po’ di notorietà grazie all’arrivo sul mercato dei cartoons giapponesi,  con nuove icone per mondo infantile, ma l’anima British che questo orso gentile incarna è a tutt’oggi il simbolo di questa zona.


La statua che lo rappresenta dentro la stazione di cui porta il nome ne è la testimonianza, come il chioschetto accanto che vende ancora con successo il suo merchandising
Un piccolo angolo che sa di marmellata d’arance, di cioccolata calda, di simpatia!!
http://www.paddingtonbear.com/

Perchè no! questo potrebbe essere davvero un souvenirs originale da regalare ai più giovani!! ma anche ai ‘vecchi’ nostalgici come la sottoscritta ^_^




Ma presto sarà nuovamente alla moda e famosissimo. Londra non ha mai dimenticato il suo piccolo orso immigrato dal lontano Perù.
Il suo creatore, oggi ultra ottantenne, è ancora in piena creatività e per Novembre ci sarà il lancio del suo nuovo libro: ”Love from Paddington” 
Praticamente è la raccolta della corrispondenza tenuta nel corso di questi anni da Paddington e la sua zia peruviana.
E a Natale è già pronto un divertentissimo film creato ed interpretato dal meglio di Hollywood …  ^_^

https://youtube.googleapis.com/v/qFuzMlfZGWM&source=uds


C’era una volta un gatto …e c’è ancora!

           

Voglio raccontarvi due storie!  
Primo perché sono molto belle. Secondo perché pur essendo la prima, datata di qualche centinaia di secoli, oggi sembra tornare attualissima ….Una coincidenza? 
Credetemi! Queste due storie hanno un simbolismo molto potente! Si parla di gatti e di magie, di difficoltà che offrono opportunità, di amicizia, di onestà e in più …. C’è il lieto fine!!
Ma la cosa più bella è che questa dei giorni nostri non è una favola!!!
La prima storia che vò a raccontare è una delle leggende più famose di Londra, di cui esistono molte versioni raccontate in libri e trasformate in pantomime.
Una favola che si confonde con la realtà di un uomo veramente esistito. Un personaggio così bello, un sindaco rieletto ben 4 volte, che servì Londra e i suoi cittadini con così tanta devozione da dover essere per forza creduto “fantastico”…. Pensate solo che dopo più di 600 anni la sua fondazione benefica è ancora attivissima!!
Richard Whittington 1354–1423 http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Whittington
Immaginatevi una realtà che si possa collocare nel 1350.
Siamo in un’Inghilterra medioevale, dove la fantasia popolare regalava fantastiche spiegazioni a tutto quello che, in futuro, la scienza rese più chiaro.
Dick Whittington era orfano e povero e viveva in un piccolo villaggio contadino (alcune versioni lo vedono come terzogenito di una famiglia benestante, che con pochi soldi fu spinto dal padre alla ricerca di fortuna nella grande città) dove, per passare il tempo, i vecchi raccontavano storie su Londra, la città le cui strade erano lastricate d’oro!
Oro ce n’era eccome a Londra … ma c’erano anche anime dure e spietate senza distinzione per sesso ed età e Whittington si ritrovo subito a vagare per le strade, senza riparo, chiedendo elemosina ma ricevendo per lo più ingiurie e maltrattamenti.
Poi la cattiveria che un servo di una casa patronale, a cui il giovane si era avvicinato per la fame, attirò  l’attenzione del padrone che, impietosito nel vedere questo ragazzino denutrito, lo accolse dandogli lavoro e alloggio.
Ma lo affidò all’odioso servo! Costui lo tiranneggiava e lo relegò nella residenza preferita da intere famiglie di topi, assolutamente intenzionate a rimanere dove stavano Non gli concedevano nessuna tregua nel riposo.
Fu così che con il primo penny si compro un gatto. Fortuna volle che il felino si destreggiasse con abilità nella caccia dei ratti e subito gli risolse il problema. I due divennero inseparabili, il gatto era l’unica consolazione della vita solitaria ed infelice del giovine.
Il suo benefattore era un mercante buono, onesto e riconoscente, conscio della sua fortuna creata dal nulla e credeva che tutti dovevano avere una chance. Così concedeva ai suoi dipendenti di investire in quello che allora era una specie di gioco in borsa. Merci spedite in terre lontane nella speranza di averne indietro profitto. Dick fu esortato a rischiare la sua unica proprietà … il gatto.
Fu una separazione straziante che lascio Dick desolato e inconsolabile per aver abbandonato il suo unico amico. Con questo stato d’animo, non riusciva più di sopportare l’odio tirannico del servo. Decise di abbandonare tutto, fece fagotto e fuggi non ben certo per dove!
Si sedette sul ciglio della strada nei pressi del villaggio di Hillgate indeciso sulla direzione da prendere quando senti suonare le campane di St Mary le Bow (la chiesa è in Cheapside accanto al New One Change).
Le campane suonavano ritmicamente e a lui parve di udire riecheggiare il suo nome!

                     

                                  Torna indietro Whittington, tre volte sindaco di Londra.
                                               Torna indietro Whittington, tre volte sindaco di Londra. 
 Torna indietro Whittington, tre volte sindaco di Londra.

Fu un’illuminazione! Capì che non voleva fuggire, torno indietro deciso ad affrontare le sue difficoltà e a lottare per porvi rimedio.
Nel frattempo la nave toccò le terre d’Oriente dove il gatto ebbe un successo incredibile. Liberò la reggia del Marajà dai topi e il sovrano, grato e riconoscente, tenne il gatto in cambio di un’immensa ricchezza.
Il mercante onesto la diede al legittimo proprietario, che finalmente poté riacquistare l’immagine di ragazzo di buona famiglia che era.
Sposò la figlia del mercante e divenne un’autorità in campo economico. Persino il re ne richiese i servigi, portandolo ad una grande notorietà che fece di lui sindaco di Londra per ben tre volte!!
Che dire!! …. Che io preferisco la versione dove non abbandona il gatto ^_^  quella che vede il micio ingraziarsi i favori reali in patria, dopo avergli liberato la reggia dai topi 
Il Re portò agli onori il gatto e il suo padrone, regalandogli immense ricchezze e un posto di prestigio a corte. Presto scoprì le qualità manageriali di Whittington e lo iniziò alla sua carriera di sindaco. Indovinate un pò … il popolo lo elesse tre volte!!

La seconda storia, invece è dei tempi nostri, inizia nella Londra degli anni 90, dove troviamo una famiglia modesta che si sta sfasciando… urla, strilli e fuga obbligata, per un bambino costretto a seguire la madre in Australia.

James Bowen, questo è il suo nome, non riesce ad inserirsi, il patrigno non lo ama, a scuola è deriso e gli diagnosticano sin dall’ora serie problematiche dovute a disadattamento.
Scappa ancora adolescente, si rifugia nuovamente in Inghilterra da una sorellastra, ma ha troppi problemi e nessuno a cui importi. La sua vita di strada inizia presto e presto incontra tutti quei metodi devastanti per renderla più irreale possibile.
Poi anche per lui si deve essere accesa quella fiamma che solo la voglia di vivere mostra a chi sta per soccombere!
Entra in una rete di sostegno ed è proprio in questa fase che avviene l’incontro.
In un bel giorno, mentre si reca per una seduta nel centro di recupero, nei pressi di Chapel Market, trova sulla sua strada un bel gattone rosso. Simpatizzano … per James finirebbe tutto lì, ma il felino non è d’accordo, lo segue superando mille ostacoli e non lo abbandona più.
Ho solo visto delle foto su internet, ma la confidenza che trapela tra l’animale e l’uomo si percepisce. I due hanno un grande feeling che li ha subito fatti amare dai passanti abituali delle strade e delle piazze di Londra dove James, spesso, si ferma a suonare la chitarra. O da quelli che abitualmente prendono la metro, sopratutto quella di Angel, dove James vende il Big Issue, la rivista dei senza tetto.
Il gatto si chiama Bob e ha una bellissima e fiera espressione che forse non tutti i gatti hanno. A guardarlo sembra che per lui non esistano i rumori, la gente che cammina all’impazzata, i cani … se ne sta impassibilmente fiero e distaccato da tutto, vigilando protettivo sul suo padrone.
La popolarità di strada è così forte che regala atti di forte simpatia ai due, la rivista gli dedica un articolo e Bob è stato beneficiato di una sua Oyster personale. A puro titolo onorifico visto che gli animali non pagano sui mezzi.
Oggi James ha scritto un libro che ha tutti i requisiti per diventare un best seller:
“A Street Cat Named Bob: How One Man and His Cat Found Hope on the Streets”
Auguri James!! Spero tu possa vivere con il tuo gatto per sempre!!! 

Se volete potete leggere questa recente intervista apparsa sull’Evening Standard:

Parliament House: Capitolo1°

Circolano brutte notizie per la sede del Parlamento Britannico e la sua torre, il Big Ben.

Ormai è anche visibile ad occhio nudo, la torre simbolo di Londra si sta inclinando verso nord, in direzione di Bridge Street, pare già di circa 15cm dall’asse verticale.
Mentre per l’intero palazzo hanno diagnosticato un lento scivolamento verso il letto del fiume che ne lambisce le fondamenta.

C’è stato subito un gran clamore ed è stato stimato più di un miliardo di sterline per poterne assicurare la conservazione, si è persino pensato ad una vendita ai ricchi cinesi o russi perché visti i tempi di ristrettezze è immaginabile spendere tanti soldi, che neanche ci sono, per un palazzo che vale quanto costa. 




Che mai ci potranno fare i Cinesi con la Parliament House

Lussuose residenze? ….. Argh!!
Io credo che sia inimmaginabile una cosa del genere, come impensabile è poter fare una stima in vile denaro di un palazzo che segna la vita di Londra da ancora prima che esistesse.

Per fortuna dopo il primo clamore alla notizia le cose si sono ridimensionate e specialisti si sono messi al lavoro per fare accertamenti approfonditi, constatando che non esiste un vero pericolo impellente per questa storica struttura.

Pare infatti che il Big Ben sia in movimento da moltissimo tempo e non ci sono basi per poter dire che la sua inclinazione possa recare danni o rischiare di arrivare al punto di pericolo se non prima di 10,000 anni … tutto il tempo per correre ai ripari senza Russi o Cinesi … londinesi compiacendo! 


La zona dove sono stati costruiti sia la Parliament House che il Big Ben e la Westminster Abbey era storicamente una zona paludosa. 
Era il punto dove il torrente Tylburn aveva il suo delta, facilitando con le sue ramificazioni, la formazione di alcuni cumuli di terra ben solida.
Uno di questi era l’Isola di Thorney dove i Druidi avevano una sede del governo e una sede per il culto …guarda che caso!!!
Intorno all’anno mille un re anglosassone decise di costruirci la sua residenza mentre già nel 624 un pescatore che disse di aver veduto San Pietro donò alla zona particolarmente pescosa, la sacralità e di lì a poco venne eretto un convento benedettino.
Del ricordo dell’isola rimane solo Thorney Street, nei pressi di Lambert Bridge, dove questo isolotto permetteva, in bassa marea, un facile guado per i cavalli e i carri da lavoro, Horseferry Rd è lì! sbocca sul lungo fiume appositamente per rammendarcelo
Un bel fotomontaggio nel Museo di Londra ci mostra dove si poteva trovare questa isola rispetto ai siti storici di cui ancora oggi (e si spera ancora per lungo tempo) se ne gode la presenza 


Routemaster

Il Routemaster ….



Non c’è niente di più tipicamente Londinese del rosso Routemaster.

Sto parlando di quei giganti a due piani che percorrevano in lungo e in largo le strade della città fin dalla fine degli anni 50.

Vennero concepiti sul modello delle vecchie carrozze di posta trainate da cavalli che permettevano, ai passeggeri più temerari, di potersi sedere sul tetto della stessa. 
I modelli più “moderni” di queste carrozze avevano addirittura posizionato delle panche per avere più spazio.

Il loro motore era posizionato anteriormente, affiancato alla cabina dell’autista che rimaneva separata dal resto del bus,.
Possedevano solo una piattaforma, aperta sul lato posteriore, per salire e scendere. 
Solo alcuni modelli, concepiti più avanti negli anni, avevano anche una porta che si chiudeva sul lato anteriore.
La sua presenza e funzionalità sulle strade di Londra era significativa. 
Per me, che li usavo giornalmente, erano di una comodità unica Completamente differenti dal resto del mondo erano un il simbolo di libertà e di indipendenza.
Nelle zone centrali della città il traffico c’è sempre stato e ha sempre imposto a questi bestioni una velocità veramente minima, in tantissimi punti era cosiddetta a passo d’uomo; ciò permetteva la salita e la discesa non sempre alle fermate prestabilite, ma proprio dove meglio serviva e magari, mentre camminavate verso la vostra meta, il loro passarvi accanto ispirava un passaggio preso al volo.
Un bigliettaio permetteva di pagare a bordo, anche da comodamente seduti, la lui o lei di turno arrivavano a regolarizzare la vostra corsa.
Non esistevano tante regole sulla sicurezza e la gente si sentiva libera di badare a se stessa.

Sono stati tolti dalla libera circolazione nel 2005 … Che tristezza quel giorno!! ma le argomentazioni erano validissime, anzi talmente importanti che viene da chiedere come mai sono state trascurate per così tanto tempo, in una metropoli internazionale e moderna come Londra.

Questi bus avevano un motore altamente inquinante e la loro età ed usura li rendevano sicuramente peggio di ogni immaginazione. 

Poi non avevano nessuna facilità per i portatori di Handicap, meglio dire che erano inaccessibili alla categoria; molto difficili anche per le mamme con passeggini, non avendo spazi per poterli far sostare se non chiusi, o per chi aveva bagagli e borse della spesa. 
Non per ultimo, le più semplici norme di sicurezza erano altamente ignorate. 
Non potevano avere via di scampo!

La città ha deciso di tenere alcuni esemplari di questi vecchi bus e conservarli come patrimonio storico, sono chiamati Heritage Bus.
Ne sono stati restaurati alcuni, rendendoli meno nocivi per l’aria cittadina e la salvaguardia della sicurezza personale è garantita dalla presenza di arcigni controllori che, oltre ad avere il compito di convalidare i vostri biglietti, strillano e minacciano di multarti se ti azzardi ad alzarti o avvicinarti alla pedana finché  il bus non è ben fermo.
Oggi effettuano un servizio semi-regolare solamente su due tratte, quelle del 15 e del 9, per i cittadini e la gioia dei turisti.
E’ stato romantico ed emozionante rivederli, con i suoi seggiolini … scomodissimi, del piano superiore; piano che ha il soffitto molto basso, tanto che una persona un pò più alta di 1,70 può trovare scomodo.




Se volete fare un giro turistico con il bus ve li consiglio veramente, sicuramente risparmiate  in quanto si può usare l’abbonamento urbano.
Sulle normali rotte delle due linee di bus percorrono solo la parte centrale e più interessante permettendo un bel giro.
Ci sono solo durante il giorno ed a determinati orari per questo bisogna avere un pò di pazienza ed attenderli sulle fermate, ma vale la pena.
Incominciano a circolare alle 09,30 del mattino fino alle 18,30 e hanno una frequenza di circa 20 minuti l’uno dall’altro.

Linea Bus N.9 

La tratta dell’Heritage parte da Kensington High Street, più o meno di fronte alla Royal Albert Hall, fino a Trafalgar Square passando da Hyde Park Corner e Piccadilly Circus.
Linea Bus N.15 
Parte da Trafalgar Square e va alla Torre di Londra, passa per lo Strand e Aldwych, percorre la mitica Fleet Street, fiancheggia St. Paul e The Monument.