DRY ENGLAND

Una riflessione su l’abitudine consolidata del bere in Gran Bretagna

Questi Inglesi

Popolo complesso cresciuto con tradizioni secolari mai dismesse e abitudini che possiamo definire diverse, per noi almeno. Tra le tante sfaccettature del carattere di questo popolo spicca sicuramente quello che chiamiamo umorismo Inglese che poi non è altro che sarcasmo allo stato puro.

Ed è appunto con sarcasmo, probabilmente perchè non sono Inglese, che voglio affrontare l’argomento del bere troppo e spendere due parole a proposito di un effetto collaterale a questo, un’abitudine moderna che si è instaurata tra il popolo Britannico. Forse la parola abitudine non rende bene l’idea, bisognerebbe chiamarlo rito, da eseguire una volta all’anno, un mese in cui si sta digiuni da alcool. Ed è un comportamento preso maledettamente sul serio, con tanto di supporto di articoli giornalistici e contributi di associazioni.

Com’è universalmente noto gli Inglesi, ma anche gli Scozzesi, gli Irlandesi come i Gallesi, sono devoti all’alcool. Sembra quasi un fatto culturale … E’ un fatto culturale. Per esempio: noi se vogliamo stare con gli amici è più facile che ci mettiamo d’accordo per andare a ‘mangiarci qualcosa insieme’ o proponiamo il classico caffè al bar se l’incontro è più frettoloso. In Inghilterra lo stesso dinamismo si traduce con il vedersi al Pub per farsi una bevuta, sia che l’incontro duri una mezz’ora o tutta la serata. Lo vedono come un modo per divertirsi o per rilassarsi, è come mostrare il loro lato gioioso: si allena il drinking muscle. E questo comportamento è Nazionale, coinvolge ogni abitante di qualsiasi ceto sociale. Tanto è che un altro esempio, per capire un po questo ‘modus operandi’, arriva dal vocabolario; esistono due modi di dire molto esplicativi: se sentite parlare di wet lunch dovete aspettarvi una pausa pranzo solo a base di birra. Se invece dite a qualcuno che è un dry lunch sostanzialmente gli dite che è una persona irritante.

Non dico che da noi non si attuino certe dinamiche; il bere un po troppo a cena, alle feste, quando si è tra amici, ma comunque la viviamo come una trasgressione; inoltre noi siamo molto più drastici: una persona che ha difficoltà a non bere è etichettata subito come alcolista, sostanzialmente un malato. In questo paese, anche se le statistiche parlano sinceramente di allarmi e chi scrive su questo argomento si dichiara preoccupato, nessuno parla chiaramente di patologie, nel loro quotidiano il bere è la normalità e intentare l’arduo compito di non ingurgitare alcolici per un tot di tempo è quasi una cosa da eroi.

Come dicevo le loro statistiche recenti hanno rilevato preoccupanti numeri nelle malattie del fegato e dei tumori provocati dal troppo bere. Di fatto il 75% degli uomini e l’80% delle donne Britannici bevono, in realtà, ben oltre il limite settimanale raccomandato … L‘80% delle donne! Un dato inimmaginabile per noi che, nella media, siamo quelle brontolone verso il compagno o figlio che eccede .

Così per portare soccorso a questo popolo, non di alcolisti anonimi ma solo di forti bevitori,  arrivano le iniziative come il Sober October, una campagna per la raccolta di fondi a favore della ricerca sul cancro. L’eroe che si presta a non bere durante i 31 giorni del mese ha dei sostenitori che donano sterline sonanti, dando un valore al suo sacrificio; e se il partecipante ha dei ‘momenti di debolezza’ durante il periodo di astinenza, più acquistare un biglietto che gli dà il diritto al bere per un giorno. Una sorta di penale.

Poi ci sono quelli di Alcohol Concern con il loro Dry January, un’associazione nata con lo scopo di rendere consapevole l’individuo dell’eccessivo consumo personale di alcool. Non c’è miglior periodo di quello che viene dopo una sfilza di cene, parties e quant’altro comporta il periodo delle feste di Natale, dove per forza di cose abusa anche chi solitamente non lo fa.

Anche questa è una charity ma perseguisce di più lo scopo sociale di ‘ravvedere’ le persone alla loro dipendenza dall’alcool e, con questo esperimento dello stare ‘a secco’ per un mese, sta effettivamente avendo un buon successo; raccoglie sempre più numerosi adepti e ogni anno escono vari articoli di giornalisti che raccontano pubblicamente la loro esperienza del Dry January o che ragionano sulle cause ed effetti sociali di queste iniziative. Comunque sia se ne parla e si informa la gente, rendendola consapevole che oltre un certo limite non si può più parlare di cultura ma solo di cattiva abitudine.