Il giardino di Cannon Street e la London Stone

Gli architetti che hanno costruito questo enorme palazzo di vetro volevano riprendere l’ansa che il sottostante fiume: il Walbrook, (ancora vivo pur snaturato) percorre sotto terra; un’ansa che toccava le sponde di un terreno dove sorgeva una tra le più vecchie chiese di Londra che non esiste più, ma il suo ricordo è ancora vivo nascosto nel cuore di questo ammasso di vetro

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Una domenica … Open House


Open House è davvero un bellissimo evento che si pratica ormai in molte città del mondo e offre due occasioni uniche.
La prima è la possibilità di visitare moltissimi posti, dove solitamente si paga, completamente gratis; la seconda, a parer mio la più intrigante, la chance di vedere luoghi che generalmente sono interdetti al pubblico.
Vi racconto la mia Domenica Open House londinese che solitamente si svolge nel mese di settembre.

Ho iniziato dalla Royal Albert Hall a Kensington.
Le porte dell’anfiteatro sono aperte e si entra senza problemi, naturalmente ci sono delle zone interdette, ma sono ben segnalate così come i percorsi da seguire
Ero già stata in questo teatro in occasione di un concerto e devo garantirvi che ha un’acustica eccezionale, in più metteteci la spettacolarità dei suoi spalti, con colori che vanno dal crema all’oro e al rosso fuoco, che si aprono tutt’intorno come in una arena e resterete senza fiato ogni volta.

La prima cosa che si nota sono i dischi appesi al soffitto (sono 60), servono per l’acustica ma sono sapientemente resi scenografici
La seconda è l’organo, mastodontico, il più grande del paese, anche se per qualche tempo, quando fu costruito (1871) fu ritenuto il più grande al mondo. Ad oggi conta ben 9.999 canne!!
Purtroppo stavano allestendo qualche spettacolo e il parterre era praticabile solo dagli operai al lavoro. Il bello di questo teatro è che ha la possibilità di trasformarsi in un’arena dove si esibiscono circhi, pattinatori … ci fanno persino un torneo di tennis; poi si può trasformare in cinema coprendo l’organo oppure un classico palco dove si sono esibiti fior fiore di artisti; tutto questo lo si può vedere nelle tante foto ricordo appese nei corridoi che circondano i palchi.

Naturalmente c’è il palco reale e le stanze dove i reali possono rilassarsi, con tanto di ingresso guardaroba e toilette privata.

Al di fuori non si può non finire con il naso in su, incuriositi dal mosaico che contorna la parte alta e che gira tutto intorno alla costruzione; circa 245mt di disegni costruiti con tante piccole tessere di terracotta che raffigurano le arti e le scienze del mondo e poi c’è quel pilastro poco discosto, il camino della sala caldaie che riscalda il teatro, perfettamente funzionante fin da quando fu inaugurato dalla Regina Victoria.

La regina posò la prima pietra, che era di granito, e se volete cercarla è ancora visibile, con la sua incisione, nascosta sotto un sedile nel settore K della platea, fila11 sedile 87.
Se guardate bene gli intarsi delle finestre noterete come la V campeggi su ognuna, e il nome della Regina Victoria, per intero, sia scolpito all’interno in altro, mentre nei disegni laterali appare una A, la A di Albert, suo amatissimo consorte nonchè ideatore del teatro, ma che purtroppo scomparve prima di vedere la sua idea realizzarsi.

Soddisfatta del mio primo giro ho preso un bus e sono andata a Whitehall, meta la
Banqueting Hall

L’entrata è spalancata e il personale ti sorride invitandoti ad entrare, anche qui niente coda…sono fortunata;)

Questa struttura è l’unica superstite del grande complesso che costituiva il Palazzo Reale di Whitehall; fu la ‘sala banchetti per eccellenza per moltissimi decenni, infatti sin dai tempi di Elisabetta I questa costruzione svolse la funzione di far divertire e di ricevere in pompa magna sovrani e nobiltà varia in visita.
Ricostruita in todo varie volte, questa odierna è la versione di King Charles I (1622) che diede l’incarico ad Indigo Jones, un famoso architetto dell’epoca, per la progettazione del palazzetto che conquistò il primato come costruzione in puro stile rinascimentale di Londra, ricorda molto l’italianissimo stile Palladiano ( stile che il Jones studiò e utilizzo molte volte)

Il palazzo è praticamente di fronte alla House of Guard. L’ingresso è laterale, non è ‘scenico’ come si potrebbe immaginare e può passare innoservato, ospita solo questa enorme sala, situata al primo piano rialzato, mentre sotto, al piano terra, ci sono le cosidette ‘cantine’: le Undercroft, con bellissimi soffitti a volta a formare come dei separé.
Furono pensate per il Re e i suoi amici, una specie di sala ricevimenti meno formale; oggi ospitano i servizi igenici, un bar improvisato e il negozio con una bella mostra di ‘scenografie’: lavori dell’architetto Jones.

La scalinata per accedere è contornata da dipinti di enorme valore, C’è un Charles I dipinto da Van Dyke (che appartiene alla National Portrait Gallery), e uno del ritrattista Daniel Mytens (di appartenenza alla collezione reale), si racconta che quest’ultimo sia appeso in prossimità della finestra da dove il Re fu impiccato a morte

L’unico piano del palazzo è occupato interamente dalla Sala, contornata, nei due lati più lunghi, da doppia finestratura che da fuori fa pensare ad un secondo piano. C’è la possibilità di seguire la storia del palazzo e alcuni aneddoti grazie ad un video che riparte ad oltranza, così si viene a sapere che il restauro fu attentissimo a riprodurre gli stessi colori del tempo, colori chiari e soffici che fanno risaltare ancor di più il soffitto.
Ci sono delle balaustre all’altezza del finto secondo piano, girano tutte intorno tranne nel lato dove è posizionato un trono tanto antico quanto autentico. Erano le gallerie dove potevano salire gli spettatori che volevano vedere gli eventi che il Re organizzava per i suoi ospiti e per se stesso, ed erano accessibili solo dall’esterno con una scala sul retro che purtroppo non esiste più.
Non si può salire lì sopra, anche se sarebbe stato meraviglioso vedere più da vicino lo spettacolare lavoro di Rubens. Per fortuna ad aiutare ci sono degli specchi ingranditori; guardando di riflesso puoi scorgere i particolari dei dipinti. Non c’è altro intorno, non si nota null’altro … si sta con il naso all’insù fino a farsi dolere la cervicale, ma non si può non farlo!

Il dipinto prende completamente tutta l’area del soffitto, con 9 pannelli ‘incassati’ che raffigurano, con putti alti oltre i 2 mt e mezzo, i benefici di un saggio governo, ma non ci sono indicazioni precise sul tema raffigurato.
Ruben lavorò a questi pannelli nel suo studio ad Anversa ed egli lì spedì a Londra non appena terminati, senza neanche sovraintendere alla messa in posa del suo lavoro, si dice che fu anche pagato in ritardo, ben tre anni dopo.

Di sicuro questo lavoro diede l’aspetto principesco alla sala, proprio come voleva Charles e fu usata per rappresentanza ricevendo lodi da tutto il mondo.
Tutto finì quando il complesso palazzo reale prese fuoco e venne distrutto. Questa costruzione si salvò interamente e fu trasformata in Cappella Reale da Wren, svolgendo il suo servizio religioso anche per la Horse Guard per circa 20 anni. Nel 1890 passò nelle mani dell’Istituto reale che la trasformò in un museo come Residenza Storica.

Dopo tanta bellezza mi prendo una pausa e mangiucchio qualcosa nei giardini di Whitehall sul Embankment.

Nessuno li considera, ma invece sono molto belli e rilassanti con alcune pregevoli opere e, nonostante la strada vicino sia caotica, almeno non si vede grazie alle fronde rigogliose dei suoi alberi e arbusti che gli hanno permesso di vincere un premio designato alle migliorie per la conservazione naturale.
Il palazzo, che si intravede al suo limite nord e che assomiglia ad un castello della Loira, fu costruito nel 1884 ed è oggi la sede di uno degli alberghi più esclusivi di Londra: The Royal Horseguards

Terza tappa
Midle Temple Hall

LeTemple Inn, sono due: le Midle Temple e le Inner Temple, sono insieme in un unico territorio tra Fleet St e il Tamigi e a separarle ed adornarle ci pensano i piccoli giardini e gli spiazzi verdi divisi da archi, vialetti, scalette nascoste, da fontane e piazzette.
Sono luoghi di legge con storia legata ai Cavalieri Templari che creano un’oasi silenziosa e protetta dove affermati studi legali lavorano e fanno scuola.

La Middle Temple Hall è datata 1320, ma si presenta ai nostri occhi nella costruzione del 1573 di cui conserva sopratutto il magnifico tetto a coppia d’archi di quercia, proveniente dal bosco di Windsor, riccamente intagliato.
Anche qui si rischia di rimanere con il collo incriccato tanto il fascino di queste stalattiti di legno non permettono agli occhi di distogliersi. Nel centro c’è come un lucernario su cui campeggia l’agnello Pasquale, lo stesso che ti dà il benvenuto da sopra il portone.
Tutto il perimetro della sala è rivestito con la boiserie, anch’essa di quercia è intarsiata con centinaia di stemmi araldici; dovrebbero essere in ordine cronologico e riportare i casati di tutti i notabili di questa Inn.

In fondo si nota subito un enorme tavolo di quasi 12 mt; un regalo di Elisabetta I intagliato da un unico tronco di quercia di Windsor e arrivato qui, prima galleggiando sul Tamigi e poi fatto entrare da una delle splendide vetrate colorate che adornano la sala. Ora fa bella mostra di se contornato dai ritratti di Re e Regine appesi sul muro che lo sovrasta

L’altro tavolo della sala è chiamata ”la scrivania di Drake” perché è costruita usando il portellone di copertura della Golde Hinde, la sua nave, e sempre di questa nave è il lampadario che si vede nella sala d’ingresso. Ah già che ci siete date un’occhiata anche alla Toilette! 😉
La sala è ancora il cuore delle attività, il refettorio dove gli studenti e gli avvocati vanno a mangiare. Non è accessibile ai non iscritti se non attraverso una prenotazione. si possono prenotare, infatti, sia tour guidati con possibilità di pranzo o solamente il pranzo stesso che può essere a buffet o servito

Shakespeare è ”di casa” tra queste mura, la primissima rappresentazione della sua ”Dodicesima Notte” avvenne qui alla presenza della Regina Elisabetta e fu il giardino adiacente lo sfondo d’inizio di una delle guerre più cruente d’Inghilterra, quella tra York e Lancaster. Infatti, in Enrico VI, Shakespeare racconta che le due rose scelte, simbolo delle due casate, appartenevano al roseto del piccolo parco adiacente alla Hall. Una menzione la merita anche la fontana nella piazza di fronte, una delle prime ‘fisse’ della città. Accanto ad essa ci sono due gelsi neri, piantati per commemorare il Giubileo della regina Vittoria nel 1887

In questo complesso si trova la Temple Church, anch’essa con le sue porte spalancate per questa occasione, così approfitto per dare un’ altra occhiata.
Gli appassionati di cinema la ricorderanno come comparsa nel film ‘Il codice Da Vinci’.

Io ne rimasi un po delusa la prima volta, la scenografia del film rende questo luogo molto più grande, non voglio dire non che non sia bello e suggestivo … solo che … probabilmente il regista gli sapeva donare quel non so che di tetro e imponente che solo lo stile medioevale sa evocare.
Invece nella realtà bisogna fare i conti con i danni subiti dai raid della seconda guerra mondiale che presero di mira questi luoghi lasciando una scia di danni irreparabili a livello storico

Ci sarebbe ancora parecchio tempo per effettuare altre visite, se non si scelgono siti che sono attrazioni famose, come per esempio il Gherking o la casa del primo ministro, non si trovano code o almeno di poco conto e si riesce a visitare molto, ma per oggi per me è stato sufficiente, sento di aver bisogno di una passeggiata così mi avvio verso Greenwich soddisfatta.

E’ un vero peccato che la Open House avvenga solo una volta l’anno; ricordate che se volete partecipare per Londra il mese è quello di settembre, secondo o terzo WE, e solitamente già a febbraio ci sono le liste delle case più gettonate, quelle in cui si rende necessario prenotare.
http://www.openhouselondon.org.uk/

Se volete vedere la ‘collezione’ di foto completa questo è il mio album su Flickr.

La piscina consacrata

Un tuffo nella Chiesa.

Certo è che chi va a Londra in vacanza non cerca un’iscrizione in palestra, tantomeno si porta il costume per un tuffo in piscina …
ma forse dovrebbe!!??

Esiste un posto, racchiuso nel cerchio che la Central Line forma nella sua parte più a East, dove una vecchia chiesa sconsacrata ospita uno tra i più belli ed originali centri sportivi della Virgin.
E la piscina è costruita nel centro della navata!!
https://www.virginactive.co.uk/clubs/repton-park

Il comune di Redbridge è il proprietario di questo gioiellino posto in un bel quartiere, con case di stile semplice, tutte in mattoncini rossi, ai bordi di un parco che lo rende piuttosto esclusivo.
Una volta era il parco di Claybury Hall, un palazzo costruito nel 1785.

Nel 1890 tutto questo spazio fu ridisegnato in una chiave moderna dell’epoca per divenire un’ospedale, l’ospedale di Claybury, occupando ben 236 acri e circondato da un antico bosco e frutteto.

Purtroppo l’ospedale andò presto verso il declino e il NHS non potendo fronteggiare i costi di recupero lo passo all’English Heritage come opera di architettura da salvaguardare. Anche il famoso gruppo, che gestisce il patrimonio storico d’Inghilterra, operò per vari passaggi nel tentativo di recuperarne le strutture.
Fu così che Claybury Hall divenne un progetto residenziale, attento nel recupero degli edifici che sono diventati appartamenti e al tratto piuttosto caratteristico, originale, della planimetria dei viali che si intrinsecano tra le case.
Quella che un tempo era la cappella dell’ospedale oggi ospita questa magnifica piscina dove si può galleggiare in acqua ammirando i soffitti a volta sorretti dalle colonne della navata.
Un bellissimo lavoro di conversione fatto per risparmiare la struttura storica e le caratteristiche principali, così come si è fatto per la torre dell’acqua e la sala ricreativa che oggi è la palestra.
Questa è la vista che si può ammirare dalle finestre dell’esclusivo appartamento nella torre dell’acqua 
http://reptonpark.org/repton-park-now-international-news/

The Thames Barrier Park

I giardini del porto

Un piccolo parco sulle sponde del Tamigi

Andando verso l’estremo est della città ci si trova nella zona dove Londra aveva il Porto e si incontra un paesaggio piuttosto malandato, a tratti, mentre è rifinito a nuovo nella maggioranza del territorio.
Quelle che dovevano essere le case dei marinai, i magazzini, le banchine e le fabbriche di un tempo sono oggi edifici abbandonati o completamente rinnovati con geometrie e designer all’avanguardia

Un esempio è The Millenium Mill o Spicer’s Mill, una  enorme e fatiscente costruzione che torreggia sul Royal Victoria Dock, lo chiamavano ”il mulino della Gran Bretagna” oggi è abbandonato e ancora non hanno deciso che farne
Se volete saperne di più su questo edificio storico  leggetevi l’articolo di questo blog, è molto dettagliato e interessante
L’esempio contrario è The Crystal una futuristica ed eco-ingegnosa costruzione che ospita mostre sulle nuove tecnologie e si trova proprio accanto all’impianto funicolare della Emirate

Io mi sono ritrovata a passare in un tratto di questa ”landa” in una giornata in cui volevo raggiungere il Thames Barrier Park. Così sono arrivata alle banchine del Royal Victoria Dock e ho attraversato il ponte pedonale da cui si ha una bella visuale sulla pista dell’aeroporto e sulla funicolare.


Il posto è ancora molto deserto, pur essendoci molte attività e residenti; suscita una sensazione surreale molto piacevole, sopratutto se lo sguardo cade sulle sagome degli edifici bianchi che erano parte dei Pleasure Garden inaugurati nel 2012 come parco divertimenti, ma chiuso neanche 6 mesi dopo per qualche scorrettezza finanziaria.

Il parco è molto vicino dal Victoria Dock, ma per chi ci vuole arrivare direttamente rimane proprio sotto la stazione della DLR Pontoon Dock

E’ decisamente un’area verde molto graziosa e inaugurata piuttosto recentemente, nel 2000, e da dove si ha una delle più belle panoramiche sulle Barriere del Tamigi, l’opera d’ingegneria inaugurata dalla Thatcher che serve a salvaguardare la città dalle maree tropo aggressive impedendone l’allagamento.

Si dice che siano alla fine della loro carriera in quanto non più sufficienti a supportare la forza del mare che sta innalzandosi e minaccia pericolosamente Londra.

Ma torniamo al Parco, anche se più che parco preferisco chiamarlo giardino anzi, giardini! perchè in pratica sono due pezzi di prato pianeggiante, molto grandi e divisi a metà da un tratto di terreno che si trova ad un livello inferiore, in cui fanno bella mostra delle siepi scolpite a figura di onde, le onde di una chiusa del porto che gli ideatori del parco volevano riprodurre. Gli hanno dato un nome sempre inerente al tema: Green Dock.

Un disegno perfettamente asimmetrico che si gusta al meglio se lo guardate dall’alto e nella bella stagione, quando le siepi di vario colore sono intervallate da aiuole fiorite.

Completamente diversa invece è la sensazione se ci camminate in mezzo. Le siepi sono molto più grandi di come si immaginano guardandole dall’alto e standoci vicino ti fanno sentire un pò come Alice quando mangia il fungo magico e rimpicciolisce.

Siamo a pochi metri, in linea d’aria, dal London City Airport ma nonostante un fitto via vai di aerei c’è molta quiete e davvero il traffico e la frenesia cittadina sembra lontanissima

Le acque del fiume si infrangono sui bordi della passeggiata e proprio all’estremità del livello inferiore che affaccia sul Tamigi c’è un grande gazebo che si chiama Pavillion of Remembrance eretto a ricordo dei tanti civili caduti sotto le bombe tedesche della 2° Guerra Mondiale che hanno martoriato la zona.

Dalla parte opposta, lato strada, invece ci sono delle fontanelle a scomparsa, delizia per i bambini nei giorni caldi.
Il panorama è molto diverso se salite al livello del parco. Il terreno è di un verde perfetto con pochi alberelli che delineano le zone, sono ancora giovani, pensate che il primo albero fu piantato nel 1998.

L’area è molto ampia, di circa 22 ettari ed essendo pianeggiante se ne vedono i confini ben delineati da nuovissimi bianchi palazzi.
Probabilmente, come in ogni parco di Londra, la Domenica e nella bella stagione brulicherà di famiglie in cerca di relax e di un pò di sole, ma quando c’è poca confusione la visuale così aperta su un terreno così vasto dà l’effetto di essere sperduti chissà dove, non certo in una città da oltre 8 milioni di abitanti!

La storia del parco racconta che sorge nell’area più inquinata della Dockland, la sede di un’industria chimica e che per bonificare ci sono voluti molti anni.
Si può dire che hanno fatto un’ottimo lavoro! 50 anni dopo l’ultima creazione verde Londra ha un nuovo parco e poi, dopo altri 12anni è arrivato il Queen Elisabeth Olimpic Park 

Come in ogni parco che si rispetti non manca il punto ristoro, una veranda leggermente rialzata da un dosso permette di scorgere le sagome delle barriere e anche con il brutto tempo i vetri danno l’impressione di essere all’aperto; devo confessare che, nel suo genere, è uno dei bar che ho apprezzato di più sia come assortimento alimentare che come comfort.

Come dicevo già qualche riga sopra, arrivare fin qui è facile se si prende la DLR, c’è la fermata proprio davanti, la stazione di Pontoon Dock, ma siamo in zona3 e se preferite il bus la fermata più comoda è quella del 474  che viaggia sempre in zona3 e per prenderlo dal centro di Londra bisogna cambiare una se non un paio di volte.

Wilton Music Hall

Un decrepito quanto meraviglioso gioiello dell’ East End

Una Music Hall cos’è? si potrebbe definire una discoteca dei tempi nostri, ma molto molto lontano da l’immagine a cui associamo questo nome.

E’ posizionata tra caseggiati in vie su cui non si sarebbe mai fatto cadere l’occhio, tanto meno ci si sarebbe avventurati, nemmeno per caso, in quanto si trovano un una zona che non ha nulla di particolarmente attrattivo nonostante sia a pochi passi dalla Torre di Londra e da Katherine’s Docks


Nulla di attrattivo (fino a poco tempo fa ma ora è stato restaurato)
anche all’ingresso, un portone sulle tonalità rosate, scrostato e decadente, decisamente fuori luogo vedendo le vicine ristrutturazioni moderne.

Grace’s Alley nel 1850 ospitava una terrace di case ed un pub, il  ‘Prince of Denmark’ che veniva chiamato confidenzialmente dai locali Mahogany Bar per via degli stupendi intarsi di mogano nel soffitto e nelle pareti.

Quando John Wilton decise di acquistare tutto il lotto, demolirlo e ricostruire nove anni dopo il pub, volle aggiungerci nel retro una Hall con 2000 posti a sedere, un grande palcoscenico e un balcone tutto intorno sorretto da colonne tortili; tutto questo giaceva sotto un tetto a volta finemente decorato e riaprì al pubblico come music hall.
Gli interni che per l’epoca erano molto di effetto e stravaganti, il suo bell’ingresso e gli esotici spettacoli di varietà la fecero diventare la più famosa Ballroom di Londra.
Vi si esibivano acrobati, contorsionisti e cantanti lirici.
Fu qui che nacque una famosa canzoncina d’epoca: Champagne Charlie e dove il Can Can fece la sua prima apparizione scandalizzando Londra!

Visse circa un ventennio di gloria con molti cambi di proprietà e nomi fino a che il fuoco la distrusse.
Fu ricostruita senza troppe modifiche e aperta nuovamente come The Wilton Music Hall giusto in tempo per brillare ancora qualche stagione in quanto, nel 1878, nuove norme di sicurezza fecero chiudere moltissime music hall.
La Wilton si trasformò una chiesa metodista molto attiva e il suo Mahogany Bar, avvezzo a vedere gentlemen in guanti e tuba, si ripropose come mensa/caritas per molti dei lavoratori del porto che non avevano di che sfamarsi prima di finire nell’elenco delle demolizioni.

Per fortuna ci furono molti comitati intenzionati alla sua salvaguardia, nostalgici dei bei tempi andati che si batterono per evitarne la distruzione totale.
Si provò a lanciarla nuovamente con uno spettacolo teatrale avvenuto nel 1997 che fu un grande successo e divenne uno dei set del film: l’Importanza di chiamarsi Ernesto, così che oggi finalmente ha i fondi per il restauro e il ripristino.

Il teatro funziona a pieno ritmo e spesso nella sua Hall si ospitano eventi come mostre o mercatini  e il suo bar che è davvero molto accogliente, anche se piccolo, è aperto a tutti.
Dal suo sito potrete attingere a tutte le informazioni 

Io l’ho visitata a Settembre, durante l’Open House.
La trovate nella lista degli edifici aperti al pubblico ed è stata davvero una magnifica sorpresa.
Qui trovate la galleria fotografica.

Il cimitero di Hyde Park

Il cimitero degli animali di Londra


Avevo sentito parlare del cimitero dei cani di Londra da molto tempo.
Un piccolo terreno che si trova ai margini di Hyde Park dal lato della Bayswater Road; visto che quella mattina circolavo proprio nei paraggi decisi di andarlo a cercare, non vi nascondo che ho gironzolato parecchio tempo a vuoto, prima di individuarlo.

E’ veramente un piccolo lembo di terra, il giardino di quella che era la casa del custode delle Victoria Gate.

Si nasconde molto bene agli occhi dei passanti grazie alle fronde delle siepi, molto rigogliose nella bella stagione, forse è più visibile in inverno.
Il cimitero nacque in epoca Vittoriana, proprio nel più grande parco del centro, in maniera del tutto casuale e senza nessun scopo di lucro.
Non fu un’idea studiata, ma bensì una gentilezza di buon vicinato, a creare un’abitudine che perdurò per circa un ventennio.
Era l’anno 1881 quando una famigliola residente in zona e buona frequentatrice del parco, chiese al gatekeeper con cui avevano stretto buoni rapporti, di usare il suo giardino per seppellire il loro cagnolino.
L’anno dopo toccò al piccolo terrier di un Duca che aveva la sua dimora nelle vicinanze e in pochissimo tempo quel piccolo angolo nascosto si ricoprì di piccole lapidi in pietra su cui si leggono nomi bizzarri ed epitaffi dai più semplici ai più pomposi.

Qui è sepolta anche la mascotte della polizia del parco, infatti sempre intorno a quegli anni, incominciò l’inserimento dei cani nelle forze di polizia e il reparto di Hyde Park ebbe un terrier di nome Topper.
Il povero non vanta una buona reputazione, probabilmente pagò lo scotto di essere uno dei primi della categoria. Non addestrato propriamente fu usato più per motivi propagandistici che per le sue doti, ciò non toglie il fatto certo della diminuzione di reati nel parco, durante il periodo della sua attività.


Tutte le pietre tombali hanno dimensioni ‘lillipuziane’ con le incisioni in lettere di piombo e sono messe in file ordinate separate con dei cordoli in ceramica; qua e là c’è qualche eccezione, pochi, per fortuna, esempi di megalomanie umane.
Inoltre non tutti sono cani, ad esemplificare che in paradiso tutti siamo uguali ci sono anche dei gatti, uccellini e un paio di scimmiette …pure un coccodrillo?? così si dice ma faccio fatica a crederlo.



Il cimitero chiuse nel 1902, raggiunte le 300 sepolture non vi era più posto ed è stato mantenuto fino ad oggi, pulito e curato, pur nell’anonimato totale.

Lo trovate accanto al Victoria Gate, potete cercare un varco per gli occhi tra le siepi che costeggiano i cancelli,  come ho fatto io, e scorgere qualche lapide.

Non essendo meta turistica non è pubblicizzata  ma esiste la possibilità di prendere appuntamento e visitarlo a pagamento, per farlo dovete prendere contatti con il Royal Park.

The Salter’s Daydream

Un medico condotto e la sua moglie Sindaco, per sempre nel cuore di Bermondsey.

Nella zona di Bermondsey c’è la possibilità di fare una bella passeggiata lungo il Tamigi senza troppa folla di turisti.

Ci sono terrazze che si affacciano sul fiume che offrono viste sul Tower Bridge e Canary Wharf fuori dalle classiche.
Inoltre, nello spiazzo chiamato Bermondsey Wall East, si trovava una bella quanto coinvolgente scultura bronzea scomposta di un personaggio molto amato nel quartiere.

Si trattava del Dr Alfred Salter, un dottore operativo nei primi decenni del 1900 che si occupo di questa zona povera della città fornendo cure gratuite ai più bisognosi creando così il modello pionieristico dell’attuale Servizio Sanitario Nazionale.
In questo fu tanto aiutato dalla moglie Ada Brown con la quale condivise molte delle sue battaglie.
Una coppia molto attiva nel sociale e anche nella politica in quanto lei diventò la prima donna sindaco distrettuale delle isole britanniche.

Sto parlando al passato di questo memoriale, perché purtroppo nel 2011 ladri, probabilmente a caccia di metalli, hanno portato via la scultura che raffigurava il dottore anziano, seduto e nell’atto di guardare, nel ricordo indelebile, la figlia, la piccola Joyce che morì di scarlattina all’età di 9 anni e il loro gatto appollaiato sul muretto.

Questi due ultimi pezzi menzionati furono risparmiati dai ladri, che avevano però irrimediabilmente sfregiato un’opera inserita davvero molto realisticamente nell’insieme urbano moderno e furono stivati nei magazzini del comune per tenerli al sicuro in attesa del da farsi.

Foto

Per fortuna il comune di Borough è troppo affezionato a queste figure che tanto hanno fatto per migliorare lo stile di vita dei poveri portuali e delle loro famiglie che usavano vivere su questa sponda e quindi, con l’aiuto della The Salter Statues Campaign si è impegnato nel recupero fondi per pagare, alla stessa artista che scolpì l’opera nel 1991, la commessa di una nuova statua del medico condotto, aggiungendo questa volta anche quella della moglie Ada di modo che Dr Salter’s Daydream potesse essere completa di tutti i suoi cari e si potesse nuovamente ammirare.

                                                                   
Vale la pena fare una passeggiata fino a qui a scoprire quella che, grazie al nuovo inserimento, sarà la prima statua esposta al pubblico di un politico donna a Londra (visto che quella della Thatcher è nella Guildhall) e poi! magari…. lasciarsi tentare da una birra, seduti in una delle finestre che si affacciano direttamente sul Tamigi del Pub The Angel

The Angel

L’antico Pub dista solo pochi metri dalla composizione ed è stato nominato suo custode con il compito di proteggerla e sorvegliarla, questa volta, con le telecamere sistemate sui comignoli.

City of London: St Dustan in the East


Il piccolo bosco Zen 

di Londra




Quando, la mattina dopo che un potentissimo uragano si abbatté sulla città di Londra (un eccezionale evento atmosferico capitato nel 1703) Sir Christopher Wren fu avvertito del collasso di un’innumerevole quantità, tra torri campanarie, guglie e tetti  delle chiese nella City egli rispose con una fiera sicurezza: 
“non la torre di St Dunstan.”

Ed ebbe ragione! certo come era di aver ricostruito uno dei campanili più solidi della sua carriera, nonostante la sua forma esile e delicata.
Adattissimo a questa chiesa che in particolar modo aveva  bisogno di solidità in quanto protagonista di molte disavventure.
Nel suo destino era segnato che sarebbe rimasta a lungo come testimone di storia sulla terra e che per farlo avrebbe subito radicali mutazioni.



Il suo primo tracollo non fu totale grazie ad alcune riparazioni di poco antecedenti, che avevano visto sostituire molto del legno di costruzione originale con la novità dell’epoca: la Pietra di Portland; questo l’aveva parzialmente salvata dal Grande Incendio di Londra e il grande architetto delle chiese aveva dovuto ricostruire in todos solo il suo campanile, facendo un ottimo lavoro, anche di stile a quanto dicono.
Infatti Wren, pur non essendo molto avvezzo all’arte medioevale, riusci a rendere perfettamente adeguato il campanile allo stile della struttura principale.


Ma meno di due secoli dopo questa struttura, purtroppo, mostrò cedimenti importanti e dovette essere rimaneggiata e modificata ancora una volta. 
Sono infatti dell’epoca ottocentesca i resti che oggi possiamo vedere.

Ultimo colpo, che fu poi quello finale e determinante al suo cambiamento, fu quello inflitto dalle bombe tedesche che la rasero quasi completamente al suolo.



St. Dunstan è forse la più antica chiesa di culto anglicano che esiste sul suolo di Londra, nasce nei primi decenni dell’anno 1000 in cima a questo piccolo colle che domina il Tamigi.
Era imponente e divenne un centro religioso di grande rilevanza. 



Ha una consorella, anch’essa dedicata a questo vescovo di Canterbury, che si trova in Fleet Street e che ancora oggi svolge le sue funzioni.





Dico questo perchè oggi di questa grande chiesa ne rimane solo qualche muro e la famosa torre indistruttibile di Wren che si vede spuntare dalla fine della stretta St. Dunstan Lane

Ma il sito non è per niente abbandonato a se stesso, magari si immagina transennato e pericolante … affatto!!
La bella torre di Wren svetta pomposa con un piccolo cancello che ne delimita l’ingresso e nel suo perimetro ed oltre ci si trova in un angolo di verde davvero spettacolare

Il tutto è adornato da liane ed arbusti fioriti che si abbarbicano, magistralmente guidati, intorno a grandi finestre, un tempo sicuramente sedi di vetrate colorate decorate magnificamente.
I loro intrecci formano passaggi ombrosi sui sentieri acciottolati che sembrano volutamente ricordare percorsi in un bosco trasandato e che congiungono i resti di portali e balaustre fino a raggiungere una radura dove le panchine sono disposte a cerchio intorno ad una fontana di foggia moderna.
E qui la fanno da padrone bellissimi cespugli che hanno fioriture, specie in tarda primavera, veramente splendide; quest’insieme dona all’ambiente un’aria  un pò zen che raggiunge l’obbiettivo di creare un posto molto tranquillo e rilassante in cui cercare qualche momento di relax, sopratutto dai vicini uffici.
Magari non succede a chi lo frequenta abitualmente  ma per chi lo incontra la prima volta ha un qualcosa di mistico, è pur sempre il suolo sacro di una chiesa! 
Le sedi di questi uffici, grandi palazzi che circondano la chiesa, collaborano non poco nel permettere un’atmosfera ovattata in cui, solo se si ascolta attentamente, si può percepire il rumore del traffico della vicinissima Red Route.
Inoltre rimanendo così ‘protetta’ si è favorito anche una sorta di microclima che rende felici alcune piante di origine tropicale ospitate nel piccolo giardino, come per esempio il banano.
L’idea di non ricostruire più la chiesa dopo i pesanti bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale che l’avevano distrutta, aveva lasciato un sito per certi versi anche pericoloso accanto alla torre campanaria di Wren, che invece era resistita all’attacco e la diocesi l’aveva riconvertita in una specie di consultorio della parrocchia.
Rendere questo angolo nuovamente alla città è stato veramente un piano intelligente, un piccolo parco a disposizione dei cittadini, un consultorio parrocchiale, una Clinica di tecniche New Age e alcune ricorrenze religiose che si tengono nel giardino, come la cerimonia all’aperto della Domenica delle Palme, hanno trasformato una pomposa chiesa medioevale per sempre, mantenendo allo stesso tempo il ricordo storico del sito.

Per arrivarci si può prendere come riferimento la stazione metropolitana di Monument, sulla Central e District Line, camminare pochi minuti sulla Eastcheap e, appena diventa Great Tower Street, sulla destra si imbocca la piccola Idol Lane che arriva proprio all’ingresso del giardino.

Strutton Ground Market





Il Local Street Market 





Strutton Ground è un percorso in acciottolato, praticamente all’ombra delle torri di Westminster Abbey, anzi … è più preciso dire all’ombra di Scotland Yard, in quanto si affaccia sulla Victoria Street, proprio all’altezza del famoso “commissariato”.
Una piccola stradina che ospita un piccolo mercatino settimanale, rifugio anche questo di molti impiegati che all’ora di pranzo trovano sicuramente di che rifocillarsi e distrarsi un’oretta; nonché dei residenti quando hanno bisogno di cercare qualche articolo per la casa tra le bancarelle di abbigliamento, teleria, utensileria.
E’ proprio un cantuccio molto tranquillo, pur essendo a ridosso di monumenti famosissimi è conosciuto e frequentato praticamente solo dai londinesi, un vero local street market.

Se non vi accontentate del cibo proposto dai banchi del mercato questa stradina nascosta ha in serbo delle vere e proprie chicche tra i negozi che la contornano.

Una di queste è sicuramente il panificio Stiles Bakery, un tempo famosissimo anche per la sua pasticceria che oggi offre una gamma di baguette, sfornate da loro e farcite, molto varia a prezzi davvero competitivi, sopratutto se guardate la grandezza e la generosa farcitura; probabilmente un cibo più sano rispetto a quello delle catene, anche se si tratta di Greeg che trovate poco distante, si vede che è un vero home-made anche dalle lunghe code, ma hanno un servizio rapido e sempre un sorriso amichevole.






Un’altra chicca che si nasconde qui la troviamo tra i chicchi … di caffè.

Si dice che il miglior caffe del W1 sia servito qui, non in un locale ma bensì sotto una tenda che ospita il Flat Cap Coffee.

Primo premio per il settore, nel 2010, agli artisti del caffe latte servito nel cartone 








E per la serie “non c’è il due senza il tre” ecco la terza chicca. 
Il ristorante The Laughing Halibut,un Fish&Chips davvero molto quotato in zona, un locale old fashioned, molto semplice ma che ancora fa di questo cibo una vera prelibatezza

Lower Marsh Market



Ecco un altro punto della città in cui si mette ogni giorno in scena un mercato; un punto d’incontro colorato e accogliente, dove i passanti abituali trovano cibo da comprare e mangiare mentre si sgranchiscono un po’ le gambe dopo una mattinata seduti in ufficio, oppure prima di prendere un treno.
Per chi Londra se la gode invece in vacanza, potrebbe essere un’altro dei tanti punti dove trovare qualcosa di economico da sgranocchiare per la pausa pranzo; qualcosa da consumare magari seduti sulle rive del Tamigi, essendo questa stradina collegata agevolmente con la Queen’s Walk.

Basta passare nel famoso “tunnel dei graffiti”: Leake Street, che è un sottopasso diciamo “semi-pedonale” formato dall’arco della ferrovia che sbuca sulla York Rd dietro ai Jubilee Gardens.



Come avrete capito ci troviamo a Waterloo dietro la grande stazione ferroviaria.
Lower Marsh è una breve e piacevole strada, molto tranquilla vivacizzata da alcuni negozi molto belli e caratteristici che da soli potrebbero valere la visita

Come Radio Days
http://www.radiodaysvintage.co.uk/#!

Un piccolo negozio vintage con cose deliziose dedicate sopratutto agli anni 20′; pieno zeppo di splendidi abiti, borse, guanti, cappelli, gioielli e ceramiche d’epoca, non è proprio un “seconda mano” ma piuttosto simile ad un antiquario, quindi i prezzi corrispondono alla qualità degli oggetti che trovate. 

Anche se non siete alla ricerca di qualcosa, ma se amate il genere, merita di arrivarci appositamente.Io adoro il vintage e non potrei essere più felice di trovare ben due negozi del genere nello stesso posto


Stravagante I Knit London 


Negozio di lana e tricot che organizza spesso eventi. A dire il vero è un vero e proprio ritrovo per gli appassionati del lavoro a maglia con vere e proprie serate dedicate allo sferruzzamento e alle chiacchiere, con annesso frigobar per permette agli adepti di mangiucchiare e bere mentre creano. 


E poi… sempre a tema di socializzazione e ritrovo, c’è una caffetteria, molto ma molto carina, i suoi interni sono particolari, dedicati a quella due ruote a noi molto familiare … la vespa,



The Scooter Caffè l’ho scoperto grazie ad un articolo che mi ha decisamente incuriosito, davvero fortunata a poterne usufruire, vi assicuro che merita.
Ha un piacevole cortile posteriore e dei prodotti di pasticceria freschi veramente ottimi, se volete potete venire qui con il vostro cibo da strada e mangiarvelo comodamente, servono anche bibite e una piccola selezione di alcolici.
Quest’anno è stato al centro di un evento di ScooterManiac, un raduno che ha avuto il suo apice proprio qui, magari lo ripetono

Per ricordare la storia invece vi dico che esistevano dei bagni o lavatoi, proprio nel palazzo di fronte allo Scooter Caffè, dove oggi c’è la sede del Waterloo Health Center.
Furono in uso fino agli inizi del 900, in questa zona erano particolarmente ampi ed attrezzati come piscine vere e proprie. Si dice che il campione Matthew Webb, la prima persona che attraversò a nuoto la Manica nel 1875, si allenasse qui.



E che dire del negozio centenario? il Trussons Menswear fu fondato nel 1866 e ancora vende abbigliamento maschile alla moda di qualità, anche se si è spostato dall’altro lato della strada. 
D’altronde qui anche il Sainsbury’s supermarket ha un suo perché; in questa zona è nato il suo fondatore il quale mosse i suoi primi passi nel commercio proprio tra i banchi di questo mercato.

Ma parliamo del mercato:

Lower Marsh è praticamente tutto ciò che rimane di quello storico chiamato The Cut Market, pensate che intorno alla metà dell’800 era un vivacissimo mercato/fiera settimanale molto famoso, almeno fino ad arrivare a poco prima della seconda guerra.
Molto grande e complesso si sviluppava per quasi 5 km, partendo dalla stazione di Southwark, percorreva la strada chiamata proprio The Cut arrivando a toccare Lambeth Rd, via Hercules Rd, fino a raggiungere Black Prince Rd, passando per Lambeth Walk

I raid tedeschi colpirono pesantemente questa zona, la parte più vicina, in linea d’aria, alle Parliament Houses è stata rasa al suolo ed oggi, in Lambeth Walk, esiste solo un murales che, pur sbiadito, colora un po’ le tetre mura squadrate di quegli obbrobri che sono le Councils House del dopoguerra.


Dall’altro lato invece The Cut, che pur avendo cambiato anch’esso quasi totalmente aspetto, ha ancora qualche chicca, come il Pub all’angolo estremo, situato proprio di fronte al luogo dove sorgeva una cappella che veniva usata come un’arena vera e propria, un luogo dove degli atleti praticavano lo sport. 
E’ qui che nacque la Boxe nel 1910

Oggi ci trovate un moderno, direi anche originale, palazzo di vetro che si chiama proprio “palestra” 

http://inhabitat.com/london%E2%80%99s-palestra-to-have-turbines-reinstalled/

ed è la sede di alcuni uffici amministrativi dell’azienda dei trasporti.
Il Pub si chiama The Ring ed è un rinomato punto d’incontro per i locali che lo affollano regolarmente, ci troverete molti ricordi dell’arena e dei suoi atleti nonché propri in quanto una palestra fu aperta al suo piano superiore ed è tuttora famoso tra questo genere di sportivi.

Purtroppo io ho visitato Lower Marsh Market un Giovedì di Maggio prima delle 15; la strada sta subendo dei lavori, ci sono ruspe e buchi ovunque e non ho trovato molte bancarelle, una decina dedicate al cibo, quello si, ma pochissimo per quel che riguarda altre tipologie di merci.



Aveva comunque degli avventori che si rifocillavano con dei Dim-Sum e con delle Falafel profumate … gli odori del cibo cucinato in strada formano come un’arcobaleno, arrivate ad uno degli estremi e troverete la pentola per la felicità del vostro palato ^_^  

Persino il principe Carlo ha fatto una visita l’anno scorso per vedere con i suoi occhi e aiutare la rinascita di questo mercato storico.Sicuramente ci sono giornate in cui si radunano più venditori, moltissimi sono gli eventi che organizzano; vi consiglio di tenervi aggiornati seguendo il loro sito, ma mercato o meno trovo che sia veramente un posto da scoprire.