The Thames Barrier Park

I giardini del porto

Un piccolo parco sulle sponde del Tamigi

Andando verso l’estremo est della città ci si trova nella zona dove Londra aveva il Porto e si incontra un paesaggio piuttosto malandato, a tratti, mentre è rifinito a nuovo nella maggioranza del territorio.
Quelle che dovevano essere le case dei marinai, i magazzini, le banchine e le fabbriche di un tempo sono oggi edifici abbandonati o completamente rinnovati con geometrie e designer all’avanguardia

Un esempio è The Millenium Mill o Spicer’s Mill, una  enorme e fatiscente costruzione che torreggia sul Royal Victoria Dock, lo chiamavano ”il mulino della Gran Bretagna” oggi è abbandonato e ancora non hanno deciso che farne
Se volete saperne di più su questo edificio storico  leggetevi l’articolo di questo blog, è molto dettagliato e interessante
L’esempio contrario è The Crystal una futuristica ed eco-ingegnosa costruzione che ospita mostre sulle nuove tecnologie e si trova proprio accanto all’impianto funicolare della Emirate

Io mi sono ritrovata a passare in un tratto di questa ”landa” in una giornata in cui volevo raggiungere il Thames Barrier Park. Così sono arrivata alle banchine del Royal Victoria Dock e ho attraversato il ponte pedonale da cui si ha una bella visuale sulla pista dell’aeroporto e sulla funicolare.


Il posto è ancora molto deserto, pur essendoci molte attività e residenti; suscita una sensazione surreale molto piacevole, sopratutto se lo sguardo cade sulle sagome degli edifici bianchi che erano parte dei Pleasure Garden inaugurati nel 2012 come parco divertimenti, ma chiuso neanche 6 mesi dopo per qualche scorrettezza finanziaria.

Il parco è molto vicino dal Victoria Dock, ma per chi ci vuole arrivare direttamente rimane proprio sotto la stazione della DLR Pontoon Dock

E’ decisamente un’area verde molto graziosa e inaugurata piuttosto recentemente, nel 2000, e da dove si ha una delle più belle panoramiche sulle Barriere del Tamigi, l’opera d’ingegneria inaugurata dalla Thatcher che serve a salvaguardare la città dalle maree tropo aggressive impedendone l’allagamento.

Si dice che siano alla fine della loro carriera in quanto non più sufficienti a supportare la forza del mare che sta innalzandosi e minaccia pericolosamente Londra.

Ma torniamo al Parco, anche se più che parco preferisco chiamarlo giardino anzi, giardini! perchè in pratica sono due pezzi di prato pianeggiante, molto grandi e divisi a metà da un tratto di terreno che si trova ad un livello inferiore, in cui fanno bella mostra delle siepi scolpite a figura di onde, le onde di una chiusa del porto che gli ideatori del parco volevano riprodurre. Gli hanno dato un nome sempre inerente al tema: Green Dock.

Un disegno perfettamente asimmetrico che si gusta al meglio se lo guardate dall’alto e nella bella stagione, quando le siepi di vario colore sono intervallate da aiuole fiorite.

Completamente diversa invece è la sensazione se ci camminate in mezzo. Le siepi sono molto più grandi di come si immaginano guardandole dall’alto e standoci vicino ti fanno sentire un pò come Alice quando mangia il fungo magico e rimpicciolisce.

Siamo a pochi metri, in linea d’aria, dal London City Airport ma nonostante un fitto via vai di aerei c’è molta quiete e davvero il traffico e la frenesia cittadina sembra lontanissima

Le acque del fiume si infrangono sui bordi della passeggiata e proprio all’estremità del livello inferiore che affaccia sul Tamigi c’è un grande gazebo che si chiama Pavillion of Remembrance eretto a ricordo dei tanti civili caduti sotto le bombe tedesche della 2° Guerra Mondiale che hanno martoriato la zona.

Dalla parte opposta, lato strada, invece ci sono delle fontanelle a scomparsa, delizia per i bambini nei giorni caldi.
Il panorama è molto diverso se salite al livello del parco. Il terreno è di un verde perfetto con pochi alberelli che delineano le zone, sono ancora giovani, pensate che il primo albero fu piantato nel 1998.

L’area è molto ampia, di circa 22 ettari ed essendo pianeggiante se ne vedono i confini ben delineati da nuovissimi bianchi palazzi.
Probabilmente, come in ogni parco di Londra, la Domenica e nella bella stagione brulicherà di famiglie in cerca di relax e di un pò di sole, ma quando c’è poca confusione la visuale così aperta su un terreno così vasto dà l’effetto di essere sperduti chissà dove, non certo in una città da oltre 8 milioni di abitanti!

La storia del parco racconta che sorge nell’area più inquinata della Dockland, la sede di un’industria chimica e che per bonificare ci sono voluti molti anni.
Si può dire che hanno fatto un’ottimo lavoro! 50 anni dopo l’ultima creazione verde Londra ha un nuovo parco e poi, dopo altri 12anni è arrivato il Queen Elisabeth Olimpic Park 

Come in ogni parco che si rispetti non manca il punto ristoro, una veranda leggermente rialzata da un dosso permette di scorgere le sagome delle barriere e anche con il brutto tempo i vetri danno l’impressione di essere all’aperto; devo confessare che, nel suo genere, è uno dei bar che ho apprezzato di più sia come assortimento alimentare che come comfort.

Come dicevo già qualche riga sopra, arrivare fin qui è facile se si prende la DLR, c’è la fermata proprio davanti, la stazione di Pontoon Dock, ma siamo in zona3 e se preferite il bus la fermata più comoda è quella del 474  che viaggia sempre in zona3 e per prenderlo dal centro di Londra bisogna cambiare una se non un paio di volte.

Autore: london4ever

Le belle immagini mi incantano le cose complicate mi intrigano il caos mi stanca. Potessi trasformarmi in un animale sarei talpa, se in una cosa sarei escavatore e invece sono una persona, incompiuta.

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